Enzo Ciconte, Vincenzo Macrì
Australian ‘ndrangheta
I codici di affiliazione e la missione di Nicola Calipari
con una testimonianza di Rosa Villecco Calipari
Il volume prende spunto dalla relazione e dalla documentazione ad essa allegata che Nicola Calipari consegnò, nei primi anni ’90, a Vincenzo Macrì. Si tratta di materiale del tutto inedito, che consente di aprire uno squarcio circa la presenza della ’ndrangheta nel continente australiano, di cui sinora poco si sa e pochissimo si è scritto. Vincenzo Macrì delinea un quadro della presenza della ’ndrangheta in Australia, prima e dopo la missione di Calipari dal quale si comprende la straordinaria capacità di diffusione della mafia calabrese, anche rispetto alle “consorelle” italiane più famose, come mafia siciliana e camorra, che in Australia sono del tutto assenti. Al contrario, la presenza della ’ndrangheta è continua, invasiva e pericolosa, tanto da costringere il governo australiano ad una serie di interventi investigativi e repressivi, di grande rilievo, che tuttavia non produssero risultati definitivi. Enzo Ciconte affronta una analisi dettagliata del materiale documentale allegato alla relazione di Nicola Calipari, ed in particolare degli esemplari manoscritti di “codici della ’ndrangheta” rinvenuti dagli investigatori australiani nelle abitazioni di uomini d’onore calabresi. Il raffronto anche con i codici ottocenteschi e con quelli conosciuti dopo la missione di Calipari consente di cogliere la sostanziale omogeneità non solo dei riti di affiliazione, ma degli stessi modelli organizzativi che regolano la vita dei “locali” di ’ndrangheta in ogni parte del mondo e l’importanza che tali codici assumono, anche ai nostri giorni, quale forte richiamo identitario..
Enzo Ciconte è stato consulente presso la Commissione parlamentare antimafia dalla xiii alla xv legislatura (1997-2008), ed è Presidente dell’Osservatorio tecnicoscientifico sulla sicurezza e la legalità della Regione Lazio. È stato docente di “Storia della criminalità organizzata” presso le Università di Roma Tre e di Bologna. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: ´Ndrangheta dall’Unità a oggi, 1992; Mafia, Camorra e ´Ndrangheta in Emilia-Romagna, 1998; Mafie straniere in Italia. Storia ed evoluzione, 2003 e, con Rubbettino, ´Ndrangheta, 2008 e Storia criminale, 2008.
Vincenzo Macrì è entrato in magistratura nel 1970: ha svolto le funzioni di giudice istruttore presso il Tribunale di Reggio Calabria dal 1982 al 1991, nel corso delle quali si è occupato di numerosi processi di criminalità organizzata calabrese. Dal 1993 fa parte della Direzione Nazionale Antimafia nella quale si occupa espressamente di ‘ndrangheta in Italia e nel mondo. Attualmente è Procuratore Nazionale Antimafia Aggiunto.
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AA.VV.
La Scienza nel Mezzogiorno dopo l’unità d’Italia
Centocinquanta anni di progresso scientifico ricostruiti attraverso la storia delle istituzioni scientifiche, delle scuole e degli scienziati nel Mezzogiorno d’Italia dal 1861 ad oggi. Un’analisi accurata, raccolta in tre tomi, che documenta l’incidenza degli indirizzi scientifici e delle innovazioni tecnologiche sulla cultura e sul progresso materiale e immateriale della società meridionale, e l’opera di uomini di dottrina e di scienza nel legare il Mezzogiorno all’Italia e all’Europa con l’intento di colmare il divario economico, sociale e culturale tra Sud e Nord. Una storia della società italiana promossa dal Comitato Nazionale per la Scienza nel Mezzogiorno dall’Unità d’Italia ad oggi in collaborazione con l’Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia, l’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, la Società Italiana per il Progresso delle Scienze e il Centro di Ricerca Guido Dorso.
Con i contributivi : Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, Gerardo Bianco, Antonio Maccanico, Raffaella Simili, Michele De Benedictis, Carlo G. Lacaita, Giovanni Paoloni, Lucio Bianco, Riccardo De Sanctis, Fabio De Sio, Edvige Schettino, Bernardino Fantini, Pietro Nastasi., Pietro Nastasi, Giancarlo Setti, Giovanni Battimelli, Antonio Di Meo, Annibale Mottana, Lucia Civetta, Lorenzo Cuna, Maddalena De Lucia, Giovanni Orsi, Lucio Bianco, Mauro Capocci, Fabio De Sio, Stefano Canali, Sandra Linguerri, Guido Cimino, Gabriella Sava, Settimo Termini, Uberto Crescenti, Franco Ortolani, Silvana Pagliuca.
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Paola Liberace
Contro gli asili nido
Politiche di conciliazione e libertà di educazione
Prefazione di Valentina Aprea
Oggi, nel nostro Paese, le donne (e gli uomini) che lavorano sono costrette ad allontanarsi dai figli sin dalla prima infanzia; oppure, se non ne hanno intenzione, a dimettersi.
Se dichiarano qualche insoddisfazione, è piuttosto verso la mancanza di un sistema capillare di strutture di assistenza alla prima infanzia realizzate e gestite dallo Stato. Ma è giusta una simile soluzione, che antepone esigenze diverse – la produttività, l’eguaglianza tra i sessi, l’emancipazione femminile – al bisogno conclamato dei figli di trascorrere i primi anni il più possibile accanto ai genitori; che scoraggia l’assunzione della responsabilità educativa in prima persona; che, proponendo lo Stato come sollecito tutore, genera la convinzione che un compito fondamentale come l’allevamento dei figli, in particolare nella prima infanzia, possa essere delegato ad altri? Davvero il principale desiderio di madri e padri è quello di lavorare, sempre e comunque, anche mentre i figli sono ancora in fasce? Che riflessi avrà questa lontananza sul futuro dell’attuale generazione infantile, abituata a crescere sin da piccolissima senza famiglia? on uno stile brillante e di alta divulgazione, l’autrice passa in rassegna significativi casi storici e analisi finanziarie, fornendo infine una proposta di policy economicamente sostenibile e realisticamente fondata sui dati strutturali, congiunturali e antropologici del “modello italiano”.
Paola Liberace, sposata, due figli, si è occupata di comunicazione come ricercatrice, giornalista e professionista. Gestisce un blog dedicato ai media per «Il Sole 24 ore» e uno dedicato a politica e donne, “Calamity Jane”. Attualmente è Product & Content Manager Media&tv nel Marketing di una grande azienda di telecomunicazioni mobili.
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Vittorio Cordero di Montezemolo
Memorie semiserie di un ambasciatore
Con un saggio di Paola Bianchi e Andrea Merlotti
I ricordi e le riflessioni di un Ambasciatore che ha rappresentato l’Italia nel difficile periodo della ricostruzione dell’identità di un Paese distrutto dalla guerra e piegato nel morale.. Un volume tuttavia ricco di ironia, capace di raccontare momenti difficili della storia internazionale (come la guerra del Kippur) con leggerezza e sense of humour.«Lavorare con Cordero di Montezemolo era gradevole e facilissimo ma al tempo stesso ricco di soddisfazioni. Questo del resto avviene quasi sempre nel rapporto con una persona di acuta intelligenza, che non ha bisogno di cercare il compiacimento di raffronti o di abbandonarsi a suscettibilità o di manifestare ombrosità, perché consapevole delle proprie capacità e quindi sicuro di sé. E questa sicurezza di Cordero di Montezemolo si trasmetteva anche a me... Si lavorava in un clima disteso, perché il “Capo”, con il suo spirito, il suo humour, le sue espressioni amichevoli e talvolta colorite rendeva per tutti l'ambiente gradevole. Sotto un aspetto esterno di bonomia e di signorile semplicità di tratto si comprendeva subito che si trattava di un uomo che sapeva dirigere, comandare, guidare non imponendo autoritariamente la sua volontà e non soffocando le altrui autonomie di lavoro, ma convincendo con una parola, con una frase, talvolta con uno scherzo.» Luigi Vittorio Ferraris Vittorio Cordero di Montezemolo nasce a Venaria Reale il 1° luglio del 1917. Laureato in Giurisprudenza Scienze Politiche alla Scuola Normale di Pisa, entra in diplomazia nel 1945. Tra il 1949 e il 1955 è Console Generale a Buenos Aires e Mendoza.. Viene successivamente nominato Consigliere all’Ambasciata d’Italia a Madrid, dove risiederà per tre anni. Dal marzo 1963 all’aprile del 1967 è Console Generale a New York, nell’ottobre 1967 Ambasciatore a Montevideo e nel 1969 si trasferisce a Caracas con la stessa carica per il Venezuela e Trinidad e Tobago. Dal 1971 alla fine del 1974 ricopre il difficile incarico di Ambasciatore in Israele. Nel 1975 rientra a Roma, al Ministero degli Affari Esteri, come Direttore Generale per la Cooperazione Culturale. Nel giugno del 1977 raggiunge il culmine della carriera con la nomina ad Ambasciatore di grado e quattro mesi più tardi assume la responsabilità dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Nel luglio del 1979, dopo due anni di lavoro intensissimo, viene trasferito a Ginevra quale Capo della Rappresentanza Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite.
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Armando Santarelli
La montagna di Dio
Un viaggio spirituale al Monte Athos
Monte Athos, Agion Oros: un luogo di celeste bellezza, privo di automobili, elettricità, radio, televisione. Un’oasi spirituale ancora misteriosa e affascinante, dove una comunità monastica sopravvissuta al primitivo cristianesimo orientale trascorre la vita nell’ascesi e nella preghiera. Monasteri come piccoli borghi medievali, skiti pittoresche affacciate sul mare, capanne di eremiti strapiombanti nel deserto verticale. Ovunque, l’igiene morale di una vita scandita dal tempo liturgico, e la pace dell’esichia, la silenziosa quiete interiore che al Monte Athos non muta da millenni, e che rimane il tesoro più prezioso di questo luogo santo.
Armando Santarelli è nato a Cerreto Laziale il 18 luglio 1956 e vive a Gerano (Roma). Ha pubblicato Le Cipolle e altri racconti (Sovera), Fisionomia dell’irriverenza (La Voce del Tempo), Periferia della specie (Robin Edizioni) e lo studio “Avifauna dei Monti Ruffi”. Scrive per le riviste cattoliche «Tendopoli» e «Incontro per una Chiesa viva», e per la rivista online Fili d’aquilone.

