Un calcio in bocca fa miracoli




Un calcio in bocca fa miracoli

di Marco Presta

Einaudi, 2011

190 p., prezzo: 16,50 euro.
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un calcio in bocca fa miracoli1 128x200 Un calcio in bocca fa miracoli

 Morire d’agosto, ecco un progetto simpatico.

Un funerale pieno di gente abbronzata ha un’aria sana ed elegante,

viene voglia d’iniziarlo con un aperitivo di benvenuto. […]

Chi tira le cuoia in questo periodo,

rompe le scatole all’intera parentela, un’idea senza dubbio allettante

Il protagonista del primo romanzo di Marco Presta  è uno scorbutico vecchiaccio, come lui stesso si definisce, di cui fino alla fine non sapremo il nome. In realtà non è poi così importante. Molto più importanti ai fini della storia che si dipana sotto i nostri occhi  sono i fatti che questo vecchiaccio antipatico e con la battuta pronta riesce a raccontarci. Soprattutto il modo in cui lo fa.

 Il protagonista  non è esattamente la persona che si vorrebbe avere come amico: non è comprensivo, non è presente, non è propositivo, ma lasciando scorrere la lettura ci si accorge, forse con ribrezzo e disapprovazione per se stessi, che il vecchiaccio forse  sta pure simpatico, nonostante le sue pessime abitudini, la capacità di vedere sempre il peggio nelle cose e la sua visione cinica ma terribilmente divertente del mondo. L’esatto contrario di Armando, il suo migliore (ed unico) amico, uomo d’altri tempi, gentile, positivo e sempre sorridente. Il pizzicagnolo Armando, che riusciva a muoversi con disinvoltura dietro il suo bancone dei salumi anche con una benda sopra gli occhi, così diverso dal protagonista eppure suo amico, il suo migliore amico. Aveva scelto di esserlo senza chiedergli il permesso. Un’amicizia incondizionata e senza nulla a pretendere o forse, chissà, il contraccambio era stare con una persona completamente diversa da sé, scorbutica e cinica, e non sentire il bisogno di cercare altro.

Il romanzo di Presta, autore peraltro della trasmissione radiofonica Il ruggito del coniglio, ormai un cult, riesce a cogliere un mucchio di aspetti sgradevoli della vecchiaia, senza bonificarli: è la vecchiaia nuda e cruda che, pur filtrata dalle parole del settantenne protagonista, non vuole sembrare quello che non è. Non è una bella cosa, è spiacevole, si è spesso soli, qualche volta malati e, soprattutto, ogni giorno si deve escogitare un modo per passare il tempo, altrimenti le giornate diventano infinite. Messa così sembrerebbe un libro triste, ma non lo è affatto. E qui sta il bello. Perché sono le battute geniali e il cinismo del protagonista a farla da padroni, a rendere leggero un racconto così. La tagliente ironia  e il sarcasmo velano ogni aspetto della sua vita, dai problemi alla prostata malandata, alla solitudine che lo fa parlare persino con una pianta sul balcone. Il nostro vecchiaccio cammina per il quartiere, guarda nella scollatura della bella portinaia, entra ed esce dai negozi senza comprare niente, muovendosi con disincanto e senza illusioni, con sguardo distaccato. Insomma, vive facendo leva sulla più grande forza che governa le nostre vite: l’inerzia.

Un calcio in bocca fa miracoli è un romanzo che affronta con leggerezza  e ironia il tema della vecchiaia, commovente e  divertentissimo al tempo stesso.  E’ un libro raro, di quelli  che quando hai finito di leggerli sei contento d’averlo fatto.