INCONTRIVESUVIANI PERIODICO D'INFORMAZIONE E CULTURA VESUVIANA - ANNO II NUMERO LI

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Ossidiana di Silvana Maja al CinemaTeatro Roma di Portici

lunedì, aprile 19th, 2010

20 Aprile 17 :00 e 20:40, 2010 : Schermo 2010 – proiezione di Ossidiana di Silvana Majo at Portici(Na) al Cinema Teatro Roma

Schermo 2010 – XX edizione Cinemateatro Roma –  La Federazione Territoriale Città del Monte, in collaborazione con l’associazione culturale “ricominciodatre”/F.I.C.C. nell’ambito della rassegna Schermo 2010 presentano Martedì 20 aprile 2010 – ore 17.00 e 20.40 Cinemateatro Roma - Portici Ossidiana Un film di Silvana Maja interverranno Riccardo Notte, Dario Giugliano e Renato Carpentieri
Scheda Film
ossidiana Ossidiana di Silvana Maja al CinemaTeatro Roma di Portici

Ossidiana

Un film di Silvana Maja

Con Teresa Saponangelo, Renato Carpentieri, Andrea Renzi, Vincenza Modica,

Stefania De Francesco, Tina Femiano, Marco Manchisi, Alessandro Riceci, Stefano

Moffa, Antonio De Matteo, Davide Giacobbe, Alessandro Cione, Cecilia Muti,

Francesca Cutolo, Gianni Abbate, Dante Manchisi, Valentina Curatoli, Alberto

Franco, Diletta D’Arienzo, Pio Di Stefano

Prodotto da Silvana Leonardi e Enzo Di Marino per Artimagiche / Thule - Con il contributo del Mibac

Tratto dal romanzo omonimo di Silvana Maja (ed. Voland).

La storia è ispirata ad alcuni momenti di vita della pittrice napoletana Maria Palliggiano

Premio del Pubblico al XXXV Flaiano Film festival

Migliore attrice al festival Cinema e Donne 2008

Migliore attrice e miglior Film al Saturno Film Festival 2008

Scelto tra i 10 film più belli dell’anno da Il Manifesto, dicembre 2008

Selezionato tra i 10 film più belli dell’anno nell’annuario Film Tv, novembre 2009

teresa_saponangelo

“Un nuovo gioiello del cinema napoletano si rivede nell’opera prima di Silvana Maja..//..È sorprendente come l’autrice riesca a superare lo scoglio del biopic, montando con un ritmo, ora allusivo ora serrato, i dodici anni decisivi della vita di Maria Palliggiano, creando un rapporto molto stretto tra il suo dramma e la sua arte, tra il colore del suo sangue e quello del suo pennello (formidabile sotto tale aspetto l’immagine finale)..//..Una delle migliori opere prime del terzo millennio, che fa il paio con quella di Alina Marrazzi..//..Fa rabbrividire che un debutto così prezioso abbia corso il rischio di rimanere insabbiato nelle pratiche ministeriali, di finire in qualche archivio di via della Ferratella”.Callisto Cosulich “Un buon film, a volte un po' più che buono: ha una frenesia dentro che somiglia a quella della protagonista, e allo stesso tempo un distacco sereno, pietoso, lucido - un contrasto non convenzionale che mi sembra avvertire in ogni inquadratura e che somiglia proprio ad uno stile.Il modo in cui il film sottolinea, usa e ricrea la pittura è inventivo, la Saponangelo notevole, la ricostruzione d'epoca è essenziale ma evocativa. Insomma, un film davvero interessante”.Mario Sesti Il finale è composto da una sequenza davvero riuscita: bella e drammatica, fatta di inquadrature piene di valore. Ossidiana racconta, tra incubi, creazioni cruente e dolore acceso, un’esistenza interamente (ri)versata nei contenuti cromatici di tele dal selvaggio e disperato colore. Da questa vita lacerante nasce un romanzo cinematografico severo, indigente di mezzi ma pulito, intenso e drammatico. Nè furbo o conciliante, in cui la pittura, vissuta come arte totalizzante, s’interseca in modo inscindibile con la vita di una pittrice nata a Napoli nel 1933 e lì diplomata all’accademia di Belle Arti nel 1954..//..”Edoardo Zaccagnini

La storia è ispirata alla vita della pittrice napoletana Maria Palliggiano e racconta alcuni

episodi vissuti tra il 1957 e il 1969.

Maria, appena diplomata in pittura all’accademia di belle arti, resta incinta del suo

professore, di 40 anni più vecchio, Emilio Notte, uno dei protagonisti delle avanguardie

artistiche e direttore dell’accademia di Napoli. Quando nasce Riccardo, dopo un

tentativo di vita autonoma e indipendente, Maria si rende conto di non potercela fare

da sola. La famiglia di origine non vuole più vederla e lei non ha un soldo, e nemmeno

saprebbe cosa fare per guadagnarne.

Sposa Emilio Notte pochi mesi dopo la sua vedovanza e cerca con lui una convivenza in

cui conciliare i ruoli di moglie, madre ed artista in un'alchimia volta a non rendere la sua

vita una sequenza di fatti nudi e crudi. Ma l’unione risulta complessa, tanto più che il

vecchio professore ha un debole per le studentesse.

Qualche anno dopo, confrontandosi con artisti suoi coetanei, Maria si rende conto di

essere vittima di pregiudizi e maldicenze che la vedono immessa in una corsia

preferenziale grazie ai favori di suo marito. Maria, invece, non fa mostre, i giornali non

parlano di lei, e i suoi quadri sono destinati a restare segregati nel suo studio. Il marito non

può e non vuole aiutarla.

In poco tempo le frustrazioni diventano insopportabili, le contraddizioni si trasformano in

malattia e Maria è più volte costretta a subire torture psichiatriche.

Con l’arrivo a Napoli dell’artista italo-americano D’Arista, la scena cambia totalmente.

Siamo nel 1967. Maria torna a nuova vita e anche la sua depressione, diagnosticata

come schizofrenia, diventa parte della ricerca artistica. A questo punto Maria è disposta

a mandare tutto all’aria: marito, figlio, città e complessi di colpa per stringere un sodalizio

artistico con l’uomo venuto da lontano di cui lei si innamora. Sembra finalmente vicina

alla svolta quando qualcosa ancora irrompe nella sua vita e determina la trasformazione

finale.

SILVANA MAJA

E' nata e vissuta a Napoli dove ha studiato giurisprudenza e sociologia della

comunicazione.

Contemporaneamente si è formata come scrittrice e giornalista. A diciotto anni ha

scritto il suo

primo romanzo ed ha iniziato a praticare il fotoreportage documentando prima le

manifestazioni di

lotta e, negli anni a venire, le condizioni delle lavoratrici dell'Italia meridionale,

dell'India e del Sud-

Est asiatico.

Dalla fine degli anni Ottanta, senza tralasciare il lavoro fotografico e giornalistico, ha

scritto

costantemente privilegiando l'indagine psicologica e relazionale. Una ricerca che

l'ha portata, nel

decennio successivo, a vivere un confronto continuo con pittori, fotografi e artisti del

teatro.

Nel 1997 si è trasferita a Roma dove vive e lavora. Ha fondato, con artisti e scrittori,

“Studiaperti &

Artisti Associati” per organizzare e promuovere eventi e manifestazioni culturali tesi

all'avvicinamento diretto e costante tra artisti e pubblico.

Dal suo romanzo "Ossidiana", vincitore nel 1999 del Premio “Tracce – Margareth

Fuller”, e

ripubblicato nel 2007 dall'editore Voland, ha scritto la sceneggiatura con il regista e

sceneggiatore

Rolando Stefanelli e, nel dicembre 2003, ha ottenuto il riconoscimento di Interesse

Culturale

Nazionale per l'opera prima cinematografica

FILMOGRAFIA

2010

“In poche parole, le DONNE – Cento anni dopo l’istituzione della giornata

delle donne”, documentario (40’), autore e regista (Prodotto dal Gruppo

Deputati PD);

“Due note di bambini su Caproni”, documentario sull’ esperienza della scuola

elementare “Giovanni Pascoli” in cui insegnò il poeta Giorgio Caproni; autrice

e regista (prodotto dal XV Municipio di Roma in collaborazione con la scuola

Pascoli);

2009

“Nilde Iotti, il rigore e la passione”, documentario (18’), autrice e regista insieme a

Paola Barbaglia. (Prodotto dal Gruppo Deputati PD in occasione del

decennale della scomparsa);

“Un tetto per tutti. Tutti per un tetto” documentario sull’emergenza abitativa nel

quartiere Magliana di Roma (autoprodotto):

“Testamento biologico, una scelta di vita” documentario sul fine-vita (autoprodotto);

2008

Inizia la creazione di un puzzel di testimonianze sulla contemporaneità ospitate per

ora nel

video box del sito www.deputatipd.it;

2006/2007

Gira Ossidiana;

2005

“Finalmente sposi”, un percorso di indagine sulle scelte matrimoniali tardive in

relazione

alla convivenza e ai Pacs, autore e regista (autoprodotto);

Mini-Ossidiana, c ortometraggio preparatorio al film (insieme ad altri 7 corti partecipa

all'antologia

“Nuovo cinema paradosso” proiettato al festival di Venezia nell’ambito delle

Giornate degli autori)

2004

Progetta e realizza installazioni di videoscrittura per proiezioni in spazi aperti su

superfici

architettoniche.

2002

Cortometraggi di eventi teatrali e di letteratura all’interno di studi d’arte (in parte

pubblicati sul sito www.studiaperti.it).

1999

Collabora occasionalmente come regista esterna al programma televisivo “Un

Giorno in

Pretura” (Rai tre).

1997

“Quant’è brutto Chagall, sembra una capra” documentario sul percorso

sperimentale di un gruppo di bambini in rapporto alla pittura di Marc Chagall

(Prodotto dall’atelier Les enfants d’Orphée di Napoli);

1995

Realizza le riprese del mediometraggio di Giancarlo Savino “Qui non volano più

mosche”.

1994

Per la compagnia “Theatre en vol” realizza un video sullo spettacolo itinerante

“Mangiatori

di Terra”.

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Una notte da leoni

venerdì, febbraio 19th, 2010
Una notte da leoni - (t.o.: The Hangover) - Regia: Todd Phillips - Attori: Bradley Cooper, Heather Graham, Justin Bartha, Zach Galifianakis, - Distribuzione: Warner Bros. Italia - Paese: USA 2009 - Uscita Cinema: 19/06/2009 - Genere: Commedia - Durata: 98’ L’addio al celibato per Doug si celebra a Las Vegas, insieme ai suoi più cari amici. Ma l’alba del fatidico giorno, il promesso sposo scompare. Ma nemmeno gli amici si ricordano che diamine hanno combinato in quella notte: e in più si ritrovano un poppante di pochi mesi tra loro. Presentato in sordina sia in Usa che da noi, ha avuto un successo di passaparola dappertutto: da noi è uscito agli sgoccioli della stagione; ma si è difeso, quanto al gradimento del pubblico. È una commedia divertente. La sceneggiatura di Jon Lucas e Scott Moore, parte dalla fine; ricostruisce in flash-back quanto è accaduto. Ma lo fa organizzando questa ricerca in un’atmosfera di suspence; ma che mantiene intatte le sue prerogative comiche. Non è che ci confonde col genere poliziesco: la sospensione è solo un intelligente pretesto che espande i tempi narrativi, separandoli nei vari percorsi che deve ripercorrere il nostro quartetto. È una modalità comica giocata su più livelli: ce n’è uno decisamente slapstick, scatenato; altri che riflettono su conflitti interpersonali che giungono a soluzioni liberatorie; qualche soluzione narrativa prende in giro lo stesso poliziesco. Altri momenti comici, più in sordina, danno luogo ad analisi psicologiche, pur se inscritte con sicurezza nella generale atmosfera comica, accettabilmente precise e circostanziate. Comunque lo sguardo d’insieme non viene mai meno: l’intreccio complessivo è sempre tenuto presente; nessun personaggio “si perde per strada”, nemmeno quelli in attesa della loro venuta alla cerimonia. Anzi: la sceneggiatura ha un’enorme flessibilità rispetto alle coordinate di sub-genere in cui ci si aspetta che dovrebbe trovarsi il film. Il regista, e i suoi sceneggiatori si sono specializzati nella commedia post-adolescenziale: cioè di quelli che l’allora Ministro Padoa-Schippoa chiamò “mammoni”, i trentenni che rifiutano di “crescere”. Che fuggono il confronto con responsabilità impegnative nell’ambito sentimentale. Il film disattende la rigidità di questi schemi, facendo entrare con grande scioltezza e riuscita altri personaggi, come la ragazza, che ricopre il suo ruolo con veloce e abbastanza dirompente efficacia. Sempre avendo presente la velocità narrativa adottata, che da un certo punto in poi diventa spiazzante. E costruisce altre atmosfere, come quelle di quell’immenso pollaio artificiale che è La Vegas e i suoi Casinò. Gli intrecci che le percorrono reggono e funzionano. Qui si vede la bravura senza fronzoli, di pura efficacia professionale, nel costruire i giusti tempi del fare dei tizi in movimento. Questa è la qualità di Hollywood: saper costruire un prodotto medio godibile, con intelligenza ed efficacia. E c’è spazio pure per un Mike Tyson che con rocciosa energia si prende in giro. Mentre tra gli attori, tutti ben funzionali, spicca la rediviva Heather Graham, in una parte piccola, ma costruita con pimpante maestria e simpatia. Mentre tra i ragazzi, Zach Galfiankis, che è il cognato di Doug, è il più sfrattato, imbranato e simpatico di tutti; mentre Ed Helmes, che sembra il più tranquillo, riserva molte sorprese.

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A Collevalenza celebrata la Festa diocesana del Santuario dell’Amore Misericordioso

giovedì, ottobre 15th, 2009

 La festa del Santuario dell’Amore Misericordioso è stata celebrata domenica 27 settembre con particolare solennità anche per la imminente conclusione a fine ottobre dell’anno giubilare concesso dal Santo Padre Benedetto XVI per il 50° della erezione canonica del Santuario.

Come si ricorderà, la festa, già nel 2008, fu estesa a tutta la diocesi con decreto di mons. Giovanni Scanavino, Vescovo di Orvieto-Todi.

La ricorrenza quest’anno è stata preceduta da una novena, predicata da P. Carlo Andreassi che ha invitato a riflettere sul Padre Nostro, e da una serie di eventi giubilari sui temi della giustizia, del perdono e della riconciliazione curati da P. Alberto Bastoni, Rettore del Santuario. 

La S. Messa vespertina del 26 è stata presieduta da mons. Domenico Cancian, Vescovo di Città di Castello. L’animazione liturgica è stata curata dalla corale di Brindisi.

Nel corso della omelia mons. Cancian ha detto: “siamo qui per dire grazie a Dio Amore misericordioso per i momenti belli e per quelli dolorosi permessi dalla Sua bontà per il nostro bene e speriamo di poterlo riconoscere per diventare anche noi misericordiosi con i nostri fratelli come Lui.” Proseguendo ha ricordato:”Di fronte alle ripetute infedeltà del suo popolo il Dio “misericordioso” escogita sempre nuovi interventi, senza mai stancarsi. Nessuna miseria umana lo arresta, anzi Egli raddoppia il suo Amore nella misura in cui l’uomo diventa più miserabile. Il perdono del Padre compie il miracolo di trarre il bene anche dal male.” 

La  solenne concelebrazione di domenica 27 alle ore 11,30 nel Santuario dell’Amore Misericordioso di Collevalenza (PG) è stata presieduta da Sua Em.za il Cardinale Sergio Sebastiani. L’animazione liturgica è stata eseguita dal coro di Pesaro diretto dal  M° Simone Baiocchi.

Il Card. Sebastiani all’omelia ha detto:“La misericordia che celebriamo è la prova e la perfezione dell’amore di Dio per noi. Nei Vangeli numerose sono le espressioni dell’Amore misericordioso di Gesù e Madre Speranza ha seguito le orme del divino Maestro. Madre Speranza certamente fu segnata da quel fenomeno mistico del  novembre 1927, certamente una visione, in cui Gesù Le si manifestò come Amore Misericordioso e le chiese di adoperarsi instancabilmente perché fosse conosciuto da tutti gli uomini non come un Padre  offeso per le ingratitudini dei suoi figli, ma come un Padre buono e una tenera madre che non tiene in conto, che cerca di confortare, aiutare e rendere felici i suoi figli, che tutto perdona e con le braccia aperte accoglie quanti decidono di ritornare al Padre. E Madre Speranza, su indicazione divina venne qui, in Umbria,  presso un bosco ove si cacciavano gli uccelli con una rete detta “il roccolo” per trasformarlo in una cittadella della misericordia del Signore, nel “roccolo” degli uomini che  ritornano al Padre buono e misericordioso.

Qui tutto ci rimanda a quella formidabile esperienza mistica iniziale – ha sottolineato il Cardinale Sebastiani -  vissuta da Madre Speranza per effetto della quale è stata capace di dare un senso alla propria vita, alla Congregazione delle sue Ancelle e dei suoi Figli, a questo Santuario e a tutte le opere che ha realizzato.

Non mancarono naturalmente ostacoli, maldicenze, invidia, tribolazioni. Madre Speranza, confidando sempre nel suo Buon Gesù, soffrì con  umiltà, in silenzio e obbedienza  totale offrendo formidabili prove del suo grande  e profondo Amore per Dio e per la sua sposa, la Chiesa.

E tutto, qui., dalla diffusione della devozione all’Amore Misericordioso alla realizzazione di questo Santuario ha, poi, ricevuto il sigillo della Chiesa allorquando il 22 novembre 1981 Giovanni Paolo II, nella sua prima uscita dal Vaticano dopo l’attentato, è venuto pellegrino al Santuario dell’Amore Misericordioso, come Egli stesso ebbe a dire, per rileggere la sua Enciclica Dives in Misericordia e per proclamare la bontà e l’infinita misericordia di Dio. 

Una  Enciclica –ha sottolineato il Card. Sebastiani – dove la storia della salvezza viene illustrata come storia della misericordia di Dio Padre che permette che il Suo Figlio Incarnato sia immolato sulla croce  per amore nostro.

Gesù crocifisso è il segno più evidente, è la prova della paterna tenerezza di Dio che in Cristo ci  manifesta il suo immenso amore che ha per ciascuno di noi.”

Il Cardinale  inoltre nel corso della omelia ha ricordato  gli anni difficili della fondazione delle diverse opere  di Madre Speranza in Spagna e in Italia e dell’attiva ed efficace opera di carità svolta durante la Grande Guerra a Roma, in via Casilina, con la collaborazione delle sue Ancelle a favore dei feriti, degli sfollati, dei derelitti.

Vogliamo ricordare ancora che  Giovanni Paolo II  il 17 aprile del 1982, a ricordo della sua visita, ha elevato a Basilica minore questo Santuario, primo nel mondo, dedicato a Dio Amore Misericordioso  che ci attende  come Padre Buono a braccia aperte per darci il Suo perdono”.

                                                                                                    

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La S. Messa  delle 17 è stata celebrata da P. Aurelio Perez, Superiore Generale Fam. L’animazione liturgica è stata curata dalla corale di Narni con la partecipazione del soprano Mariapia Giordanelli.

All’omelia P. Aurelio ha detto: “carissimi fratelli e sorelle, “lodiamo il Signore perché è buono, eterna è la sua misericordia!”. In questa festa dell’Amore Misericordioso, che cade quest’anno nella settimana di chiusura del 50º anniversario del Santuario, la prima espressione che sgorga dalle nostre labbra e dal nostro cuore è la benedizione e la lode a Dio, Padre d’infinito Amore che in Gesù Cristo suo Figlio ha manifestato “il mistero ineffabile della sua misericordia”. È Lui che, in un disegno misterioso, ha condotto Madre Speranza fino a questo colle e qui ha voluto questo tempio per cantare e annunciare a tutti la vera natura di Dio, la sua bontà infinita e incommensurabile.   

La Nota offre di solito una sintesi delle catechesi, discorsi o messaggi  di  Benedetto XVI.

 

La parola del Signore che abbiamo ascoltato – ha proseguito P. Aurelio - ha gettato su di noi dei potenti fasci di luce, per illuminare questo mistero ineffabile dell’amore misericordioso di Dio che sempre ci sorprende…La prima lettura del profeta Osea ci descrive con immagini commoventi la tenerezza di Dio che si commuove di fronte alla piccolezza e miseria delle sue creature… È il mistero incredibile della nostra cecità di fronte alla bontà del Signore. Ma proprio qui si manifesta l’abisso della misericordia di Dio: quanto più è grande la nostra miseria, tanto più Egli moltiplica la misericordia, come soleva dire Madre Speranza…Quando contempliamo il Crocifisso dell’Amore Misericordioso, fatto collocare da Madre Speranza come cuore di questo Santuario, noi vediamo questo “terremoto”, questo fremito di tenerezza che scuote il cuore di Dio di fronte al male del mondo: “Al posto dello schiavo hai consegnato il Figlio” cantava l’antica liturgia…Il brano di vangelo che abbiamo ascoltato ci ha descritto proprio Gesù, il Figlio amato del Padre, nella sua identità di servo, nell’umile atteggiamento di lavare i piedi degli apostoli, e – sottolinea M. Speranza - anche i piedi di Giuda, che l’aveva già tradito nel suo cuore e stava per consegnarlo alla morte…

“Avendo amato i suoi, li amò sino alla fine”.

L’amore di Dio in Cristo non retrocede, non si arresta di fronte a nessuna forma di male, neanche la più terribile, l’uccisione del Figlio amato. È davvero un amore “sino alla fine”, per sempre, eterno, più forte di qualunque tradimento.

Cari fratelli e sorelle, contempliamo il Signore Gesù, mite e umile di cuore, che si inginocchia davanti a noi, lasciamo che con il suo sangue lavi le nostre anime, accogliamo questo suo amore incredibile, lasciamoci commuovere da tanta bontà. Lui ci vuole al suo banchetto, ci nutre con la sua parola e il suo stesso Corpo, è venuto a guarire noi poveri malati…

Nella preghiera d’inizio, prima dell’ascolto della Parola di Dio, abbiamo chiesto al Padre: “concedi a coloro che confidano nel tuo amore misericordioso, di realizzare la nuova legge della carità conformandosi all’immagine del tuo Figlio”. Ci conceda davvero il Padre buono del cielo questo frutto meraviglioso di vita eterna che è la carità, ci renda davvero conformi all’immagine del Figlio suo, ci faccia ardere, come pregava Madre Speranza, nel fuoco della sua carità.

Possa l’Amore misericordioso di Gesù – ha detto P. Aurelio avviandosi alla conclusione dell’omelia - trasformare i nostri cuori induriti dall’egoismo e, proprio per questo, spesso chiusi e insensibili di fronte alla sofferenza e al male degli altri… Il mondo ha bisogno di questa testimonianza per trovare la via della vita… Questo amore è davvero quello che “non avrà mai fine”, come non può avere fine Dio, l’Eterno, che è appunto Amore …Saremo noi stessi se vivremo nell’amore di Dio e comunicheremo l’amore che da Lui ci viene.…. “Santo è il tempio di Dio che siete voi” ci ricordano le Scritture Sante. Saremo un tempio santo del Dio vivente solo se vivremo nella sua carità.”

 

Alle 18,30 mons. Giovanni Scanavino, Vescovo di Orvieto-Todi, ha presieduto la solenne concelebrazione   con i presbiteri, i diaconi e alcuni religiosi della diocesi.

L’animazione liturgica è stata curata dalla corale del Santuario.

All’omelia mons. Scanavino ricordando la ricorrenza festiva e la conclusione dell’anno giubilare ha detto: “La misericordia e l’amore cambieranno il mondo. Noi dobbiamo ringraziare il Signore che ha suscitato tra di noi Madre Speranza e siamo grati a Madre Speranza per averci parlato della misericordia di Dio e per averci dato questo Santuario ove possiamo ricevere la misericordia di Dio con il perdono, e da dove possiamo ripartire con il cuore purificato..

Il messaggio della misericordia è per tutti, indistintamente tutti, e le cose cambieranno quando tutti quanti, insieme, ripartiamo dall’Eucaristia per portare la misericordia di Dio nel mondo, nella vita di tutti i giorni, là dove si lavora, là dove si piange, là dove si fatica. Allora capite la necessità di questo rapporto profondo tra tutti noi; io sacerdote non posso celebrare l’Eucaristia indipendentemente da questo messaggio; quando celebro l’Eucaristia devo essere convinto che il mio compito sacerdotale è lavare i piedi ai fratelli, lavarli sul serio, altrimenti l’Eucaristia non ha senso; noi abbiamo fatto dell’Eucaristia un’idea, un qualcosa di ristretto; no, l’Eucaristia è l’esperienza di tutti i cristiani, l’esperienza della misericordia per essere capaci di diffondere la misericordia, di comunicare la misericordia, perché se io non comunico la misericordia il mio essere cristiano è vano, è vuoto.

L’Eucaristia deve tornare veramente al centro della nostra vita con tutto il carico di significato, con tutta la potenza rivoluzionaria. Quando Madre Speranza parlava della misericordia di Dio, lei era convinta di questo: soltanto quando un cuore è toccato dalla misericordia si cambia, soltanto quando è toccato dall’amore misericordioso di Dio un cuore si rinnova, altrimenti che cosa succede? In ognuno di noi emergono diecimila ragioni, ognuno di noi ha ragione, abbiamo sempre ragione… e non cambia niente. Dobbiamo  ripartire ogni giorno, ogni domenica dall’Eucaristia dove si celebra la carità di Dio.  La carità!  È l’amore di Dio, noi dobbiamo imparare a riconoscerlo come amore di Dio di cui abbiamo bisogno come il pane, come l’aria, e poi portarlo ai nostri fratelli questo amore. Non è facile ma la forza è proprio dentro questo seme che è potentissimo, che ha la capacità di deflagrare, di esplodere perché ha dentro la potenza di Dio.

Dobbiamo con molta umiltà e semplicità chiedere perdono al Signore perché  non abbiamo evangelizzato l’insegnamento dell’Eucaristia come carità, come amore misericordioso e d’ora in avanti tutti; dobbiamo arrivare al punto da far capire che non è possibile la bellezza, la perfezione cristiana senza l’amore misericordioso celebrato insieme nell’Eucaristia. Dobbiamo parlare di più dell’Eucaristia come luogo indispensabile dell’Amore Misericordioso da vivere e da trasmettere..

Affido a Madre Speranza e a tutti i santi della nostra diocesi questo programma, perché ci aiutino nell’umiltà, nella semplicità a renderci conto che è da qui che dobbiamo ripartire, è qui che dobbiamo tornare. Dobbiamo cercare di tornare al Cuore di Cristo, celebrare l’Eucaristia nel Cuore di Cristo per poi distribuire questa misericordia.  Celebrare la Messa significa celebrare sempre la carità di Dio, che poi deve diventare operativa, senza sconti, con larghezza, con la stessa capacità che Dio ha nei nostri confronti.

Coraggio a tutti – ha concluso mons. Scanavino - e buon cammino a ripartire, appunto, dall’Amore Misericordioso.”

Numerosi i gruppi di pellegrini venuti da tutta Italia che, per lucrare le indulgenze giubilari per il 50° del Santuario, si sono riconciliati con il Signore e hanno partecipato alla mensa eucaristica.

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Il Papa: sull’esempio di Pietro il Venerabile aprirsi al prossimo, nel perdono e nella ricerca della pace.

mercoledì, ottobre 14th, 2009

Con la catechesi di questa mattina, in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha esortato i cristiani ad aprirsi al prossimo e a non stancarsi di ricercare il perdono e la pace in questo nostro tempo segnato da intolleranza, divisioni e conflitti. Lo ha detto il Papa presentando la figura di Pietro il Venerabile santo abate di Cluny vissuto nel XII secolo. Nato intorno al 1094 nella regione francese dell’Alvernia entrò bambino nel monastero di Sauxillanges ove divenne monaco professo e poi priore, nel 1122 fu eletto abate di Cluny e con tale carica vi rimase fino alla morte avvenuta  nel giorno di Natale del 1156.

La signorile mitezza, il sereno equilibrio, il dominio di sé, la rettitudine, la lealtà, la lucidità e la speciale attitudine a mediare di questo monaco furono qualità sperimentate da quanti lo avvicinarono. “Di indole sensibile e affettuosa – ha ricordato Papa Benedetto - sapeva congiungere l’amore per il Signore con la tenerezza verso i familiari, particolarmente verso la madre, e verso gli amici. Fu un cultore dell’amicizia, in modo speciale nei confronti dei suoi monaci, che abitualmente si confidavano con lui, sicuri di essere accolti e compresi. Secondo la testimonianza del biografo, “non disprezzava e non respingeva nessuno”; “appariva a tutti amabile; nella sua bontà innata era aperto a tutti:”

Anche se “l’abbandono forzato della quiete contemplativa gli pesava”, a motivo del suo incarico affrontò frequenti viaggi in Italia, Inghilterra, Germania e Spagna .

“Pur dovendosi destreggiare tra poteri e signorie che circondavano Cluny, - ha ricordato il Papa - riuscì comunque, grazie al suo senso della misura, alla sua magnanimità e al suo realismo, a conservare un’abituale tranquillità. Tra le personalità con cui entrò in relazione ci fu Bernardo di Clairvaux con il quale intrattenne un rapporto di crescente amicizia, pur nella diversità del temperamento e delle prospettive. Bernardo lo definiva: “uomo importante, occupato in faccende importanti” e aveva grande stima di lui, mentre Pietro il Venerabile definiva Bernardo “lucerna della Chiesa”, “forte e splendida colonna dell’ordine monastico e di tutta la Chiesa”

Con vivo senso ecclesiale, Pietro il Venerabile affermava che le vicende del popolo cristiano devono essere sentite nell’“intimo del cuore” da quanti si annoverano “tra i membri del corpo di Cristo”. E aggiungeva: “Non è alimentato dallo spirito di Cristo chi non sente le ferite del corpo di Cristo”, ovunque esse si producano. Mostrava inoltre cura e sollecitudine – ha sottolineato Benedetto XVI - anche per chi era al di fuori della Chiesa, in particolare per gli ebrei e i musulmani: per favorire la conoscenza di questi ultimi provvide a far tradurre il Corano. Osserva al riguardo uno storico recente: “In mezzo all’intransigenza degli uomini del Medioevo – anche dei più grandi tra essi – noi ammiriamo qui un esempio sublime della delicatezza a cui conduce la carità cristiana” (J. Leclercq, Pietro il Venerabile, Jaca Book, 1991).

Altri aspetti della vita cristiana a lui cari erano l’amore per l’Eucaristia e la devozione verso la Vergine Maria. Sul Santissimo Sacramento ci ha lasciato pagine che costituiscono “uno dei capolavori della letteratura eucaristica di tutti i tempi” e sulla Madre di Dio ha scritto riflessioni illuminanti, contemplandola sempre in stretta relazione con Gesù Redentore e con la sua opera di salvezza.

Pietro il Venerabile nutriva anche una predilezione per l’attività letteraria e ne possedeva il talento. Annotava le sue riflessioni, persuaso dell’importanza di usare la penna quasi come un aratro per “spargere nella carta il seme del Verbo”. Anche se non fu un teologo sistematico, fu un grande indagatore del mistero di Dio. La sua teologia affonda le radici nella preghiera, specie in quella liturgica e tra i misteri di Cristo, egli prediligeva quello della Trasfigurazione, nel quale già si prefigura la Risurrezione..                                 “Questo santo monaco – ha sottolineato il Papa avviandosi alla conclusione della catechesi- è certamente un grande esempio di santità monastica, alimentata alle sorgenti della tradizione benedettina. Per lui l’ideale del monaco consiste nell’“aderire tenacemente a Cristo” in una vita claustrale contraddistinta dalla “umiltà monastica” e dalla laboriosità, come pure da un clima di silenziosa contemplazione e di costante lode a Dio…In questo modo tutta la vita risulta pervasa di amore profondo per Dio e di amore per gli altri, un amore che si esprime nella sincera apertura al prossimo, nel perdono e nella ricerca della pace. Potremmo dire, concludendo, che se questo stile di vita unito al lavoro quotidiano, costituisce, per san Benedetto, l’ideale del monaco, esso concerne anche tutti noi, può essere, in grande misura, lo stile di vita del cristiano che vuole diventare autentico discepolo di Cristo, caratterizzato proprio dall’adesione tenace a Lui, dall’umiltà, dalla laboriosità e dalla capacità di perdono e di pace”. 

 

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San Giovanni Leonardi: Cristo innanzitutto, Cristo al centro del cuore, della storia, del cosmo.

mercoledì, ottobre 7th, 2009

 

Il Papa questa mattina  ha presentato la luminosa figura di San Giovanni Leonardi, fondatore dell’Ordine religioso dei Chierici Regolari della Madre di Dio e patrono dei farmacisti,  di cui il prossimo 9 ottobre si compiranno 400 anni dalla morte. Giovanni Leonardi nacque  nel 1541 a Diecimo in provincia di Lucca, morì a Roma nel 1609, fu canonizzato il 17 aprile 1938 ed eletto Patrono dei farmacisti l’8 agosto 2006. Ultimo di sette figli ricevette una educazione scandita dai ritmi della fede e fu avviato alla carriera di speziale, ma dopo aver acquisito nell’antica Repubblica di Lucca il riconoscimento ufficiale che lo avrebbe autorizzato ad aprire una sua spezieria, egli cominciò a pensare – ha  detto Benedetto XVI - se non fosse giunto il momento di realizzare un progetto che da sempre aveva nel cuore. Dopo matura riflessione decise di avviarsi al sacerdozio.

San Giovanni Leonardi cercò di fare dell’incontro personale con Gesù Cristo la ragione fondamentale della propria esistenza. “È necessario ricominciare da Cristo”, amava ripetere molto spesso. Il primato di Cristo su tutto divenne per lui – ha detto Papa benedetto - il concreto criterio di giudizio e di azione e il principio generatore della sua attività sacerdotale, che esercitò mentre era in atto un vasto e diffuso movimento di rinnovamento spirituale nella Chiesa, grazie alla fioritura di nuovi Istituti religiosi e alla testimonianza luminosa di santi come Carlo Borromeo, Filippo Neri, Ignazio di Loyola, Giuseppe Calasanzio, Camillo de Lellis, Luigi Gonzaga. Con entusiasmo si dedicò all’apostolato tra i ragazzi mediante la Compagnia della Dottrina Cristiana, riunendo intorno a sé un gruppo di giovani con i quali, il primo settembre 1574, fondò la Congregazione dei Preti riformati della Beata Verginesuccessivamente chiamato Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio.

Mosso da zelo apostolico – ha ricordato Benedetto XVI - nel maggio del 1605, inviò al Papa Paolo V appena eletto un Memoriale nel quale suggeriva i criteri di un autentico rinnovamento nella Chiesa. Osservando come sia “necessario che coloro che aspirano alla riforma dei costumi degli uomini cerchino specialmente, e per prima cosa, la gloria di Dio”, aggiungeva che essi devono risplendere “per l'integrità della vita e l'eccellenza dei costumi, così, più che costringere, attireranno dolcemente alla riforma”… E notava che “il rinnovamento della Chiesa deve verificarsi parimenti nei capi e nei dipendenti, in alto e in basso. Fu per questo che, mentre sollecitava il Papa Paolo V a promuovere una “riforma universale della Chiesa”, si preoccupava della formazione cristiana del popolo e specialmente dei fanciulli, da . . educare “fin dai primi anni…nella purezza della fede cristiana e nei santi costumi”

Soltanto infatti dalla fedeltà a Cristo può scaturire l’autentico rinnovamento ecclesiale..Giovanni Leonardi intuì quale fosse la vera medicina per questi mali spirituali e la sintetizzò nell’espressione: “Cristo innanzitutto”, Cristo al centro del cuore, al centro della storia e del cosmo. E di Cristo – affermava con forza – l’umanità ha estremo bisogno, perché Lui è la nostra “misura”. Non c’è ambiente che non possa essere toccato dalla sua forza; non c’è male che non trovi in Lui rimedio, non c’è problema che in Lui non si risolva.

Avendo lucida consapevolezza che la Chiesa è il campo di Dio, non si scandalizzò delle sue umane debolezze… Con grande realismo vide la Chiesa, la sua fragilità umana, ma anche il suo essere “campo di Dio”, lo strumento di Dio per la salvezza dell’umanità. Per amore di Cristo lavorò alacremente per purificare la Chiesa, per renderla più bella e santa. Capì che ogni riforma va fatta dentro la Chiesa e mai contro la Chiesa…Ogni riforma interessa certamente le strutture, ma in primo luogo deve incidere nel cuore dei credenti.

Soltanto i santi – ha sottolineato Papa Benedetto - uomini e donne che si lasciano guidare dallo Spirito divino, pronti a compiere scelte radicali e coraggiose alla luce del Vangelo, rinnovano la Chiesa e contribuiscono, in maniera determinante, a costruire un mondo migliore.

Avviandosi alla conclusione Benedetto XVI ha detto: “ L’esistenza di San Giovanni Leonardi fu sempre illuminata dallo splendore del “Volto Santo” di Gesù, custodito e venerato nella Chiesa cattedrale di Lucca, diventato il simbolo eloquente e la sintesi indiscussa della fede che lo animava. Conquistato da Cristo come l’apostolo Paolo, egli additò ai suoi discepoli, e continua ad additare a tutti noi, l’ideale cristocentrico per il quale “bisogna denudarsi di ogni proprio interesse e solo il servizio di Dio riguardare”, avendo “avanti gli occhi della mente solo l’onore, il servizio e la gloria di Cristo Gesù Crocifisso”. Accanto al volto di Cristo, fissò lo sguardo sul volto materno di Maria. Colei che elesse Patrona del suo Ordine, fu per lui maestra, sorella, madre, ed egli sperimentò la sua costante protezione.

L’esempio e l’intercessione di questo “affascinante uomo di Dio” siano, particolarmente in questo Anno Sacerdotale, richiamo e incoraggiamento per i sacerdoti e per tutti i cristiani a vivere con passione ed entusiasmo la propria vocazione.”

 

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Mostra Radici flegree sul trimarano Roof&Sky

domenica, settembre 13th, 2009

 

 

Radici flegree, un percorso visivo con stampe d'epoca, immagini e testi per riscoprire la cultura millenaria dei Campi Flegrei. Completano il percorso i sapori dei piatti tipici flegrei.
A Bacoli, sul trimarano Roof&Sky fino al 15 settembre.


In mostra fino al 15 settembre "Radici flegree, come eravamo", un percorso visivo con testi, immagini, sapori e colori dei Campi Flegrei. Sede della mostra è il trimarano "Roof&Sky-Asteco e cielo" nel lago Miseno. La mostra è un viaggio alla ricerca delle radici storiche della terra del fuoco per non dimenticare, per tenere sempre viva la memoria collettiva che ha generato la cultura locale. 

Curata da Michele Grande, Emanuela Capuano, Maurizio Lubrano e Nando Salemme, la mostra propone, nell'ambito della IV rassegna enogastronomica "Malazè, il cratere del gusto", una serie di stampe antiche a partire dal '700 fino alla fine dell''800, illustrate dai viaggiatori europei del Grand Tour. 

Completano la mostra una serie di pannelli con testi, immagini e oggetti composti dal fotografo Maurizio Lubrano, che attraversano con occhio critico e realista, i punti cruciali della trasformazione del territorio. Completano il percorso i profumi e i sapori di alcuni piatti tipici flegrei, rivisitati da Michele Grande e da Nando Salemme, che verranno serviti accanto agli aperitivi del Roof&Sky. 

L'iniziativa rientra nell'ambito di "Malazè, il cratere del gusto", la festa dell'enogastronomia dei Campi Flegrei.

Tutto il programma su malaze.org.
Oppure è possibile chiamare al numero verde 800145589

"Malazè" coinvolge decine di ristoranti, cantine di produttori di vino di Pozzuoli, Quarto, Bacoli, Monte di Procida e Giugliano. I ristoratori proporranno menù degustazioni con piatti tipici della zona a prezzo fisso. Ma Malazè è un grande contenitore: previste cene in vigna, winetours, convegni, laboratori del gusto, escursioni. La manifestazione è organizzata dall'associazione "Campi Flegrei a tavola" che si propone di utilizzare l'enogastronomia tipica locale come veicolo per richiamare visitatori nei Campi Flegrei e valorizzare il settore della gastronomia, della pesca e dei vini che affondano le loro radici nella storia del territorio. In occasione di "Malazè", con "Campi Flegrei a tavola" collaborano, "Le strade del vino dei Campi Flegrei", "Consorzio Tutela vini dei Campi Flegrei", "Slow Food Campania", "A.i.s. Napoli", associazione "Il dorso del Delfino", il "C.i.f.i.t." e i ristoranti e le associazioni dei Campi Flegrei. "Malazè - il cratere del gusto" è un evento patrocinato dalla Regione Campania (Assessorato alla'Agricoltura), dal Comune di Pozzuoli, dal Comune di Quarto, dall'Ente Parco Regionale dei Campi Flegrei e dall'Azienda di cura, soggiorno e turismo di Pozzuoli.

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Ritrovato gommone rubato a Torre del Greco

sabato, settembre 12th, 2009

Non riusciva a credere ai suoi occhi S.W., 35 anni, il fortunato signore inglese che ieri mattina ha potuto ritrovare le comode pantofole che aveva lasciato a bordo del tender di 6 metri e mezzo sottratto nottetempo al suo yacht ancorato nelle acque antistanti Marina Grande a Capri.Eppure, durante il consueto controllo di routine in ambito portuale, i militari della Capitaneria di Porto di Torre del Greco guidati dal Capitano di Fregata Gaetano Angora, si erano insospettiti nel constatare come un gommone nuovo di zecca, pulitissimo, dotato delle migliori dotazioni di sicurezza, GPS di ultima generazione, kit di primo soccorso e motori da 240 cavalli, fosse ormeggiato sì in una zona consentita, ma non a regola d’arte.Un pizzico di fiuto e di esperienza hanno suggerito ai Luogotenenti Fiorillo e Nisi di ricercare con la massima urgenza il proprietario, per poi (dato l’esito negativo delle ricerche) procedere all’immediato tiro a secco del natante ed all’affidamento in custodia giudiziale. Il sentore che il mezzo fosse rubato ha fatto quindi scattare tutta una serie di verifiche incrociate, verifiche che in poche ore hanno condotto al confronto del n°di serie del battello e di matricola del motore con i dati di un mezzo appena rubato a Capri.Il riscontro positivo ha poi portato alla tempestiva identificazione del proprietario, i cui dati anagrafici erano contenuti in una denuncia sporta alla Stazione Carabinieri di Capri.L’uomo si è quindi recato a Torre del Greco, ringraziando per aver inaspettatamente recuperato il tender a sole 24 ore dal furto, e regalando a tutti ai militari presenti magliette e cappellini della società inglese armatrice dello yacht di 61 metri cui apparteneva il gommone. “Il risultato ottenuto è il normale esito di una concreta attività di sorveglianza e di una reale presenza sul territorio” si è limitato a dichiarare il Comandante Angora.

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Gesù deve essere veramente il centro della nostra vita

sabato, settembre 12th, 2009

 

Nel corso della catechesi di questo mercoledì il Papa ha presentato la figura del monaco eremita Pier Damiani vissuto nel secolo XI, nato a Ravenna e morto a Faenza, amante della solitudine e intrepido uomo di Chiesa. Dotato di una solida cultura, impegnato nell’insegnamento, per la conoscenza dei grandi classici latini divenne “uno dei migliori latinisti del suo tempo, uno dei più grandi scrittori del medioevo latino.” La sua sensibilità per la bellezza – ha detto Papa Benedetto – che lo portava alla contemplazione del mondo “lo spinse a staccarsi progressivamente dal mondo e dalle sue realtà effimere, per ritirarsi nel monastero di Fonte Avellana, fondato solo qualche decennio prima, ma già famoso per la sua austerità.”

Per i suoi monaci  Pier Damiani scrisse la Vita del fondatore, san Romualdo di Ravenna, e s’impegnò al tempo stesso ad approfondirne la spiritualità, esponendo il suo ideale del monachesimo eremitico.
Fu un innamorato, più di tutti gli altri, del mistero cristiano della Croce che gli farà affermare: “Non ama Cristo chi non ama la croce di Cristo” e si qualificava “Petrus crucis Christi servorum famulus, Pietro servitore dei servitori della Croce di Cristo.
L’esempio di san Pier Damiani – ha detto Benedetto XVI –spinga anche noi a guardare sempre alla Croce come al supremo atto di amore di Dio nei confronti dell’uomo, che ci ha donato la salvezza.
Per lo svolgimento della vita eremitica scrisse una Regola che sottolinea il valore del silenzio, della preghiera e del digiuno.
“Nello studio e nella meditazione quotidiana della Sacra Scrittura, Pier Damiani scopre i mistici significati della parola di Dio, trovando in essa nutrimento per la sua vita spirituale. In questo senso egli qualifica la cella dell’eremo come “parlatorio dove Dio conversa con gli uomini”. La vita eremitica è per lui il vertice della vita cristiana, è “al culmine degli stati di vita”, perché il monaco, ormai libero dai legami del mondo e del proprio io, riceve “la caparra dello Spirito Santo e la sua anima si unisce felice allo Sposo celeste”. Questo risulta importante oggi pure per noi – ha detto il Papa - anche se non siamo monaci: saper fare silenzio in noi per ascoltare la voce di Dio, cercare, per così dire un “parlatorio” dove Dio parla con noi: Apprendere la Parola di Dio nella preghiera e nella meditazione è la strada della vita.
San Pier Damiani fu anche un fine teologo: espose, infatti, con chiarezza la dottrina trinitaria utilizzando i tre termini fondamentali processio, relatio e persona che sono poi divenuti determinanti anche per la filosofia dell’occidente. Tuttavia, poiché l’analisi teologica del mistero lo conduce a contemplare la vita intima di Dio e il dialogo d’amore ineffabile tra le tre divine Persone, egli ne trae conclusioni ascetiche per la vita in comunità e per gli stessi rapporti tra cristiani latini e greci, divisi su questo tema. Pure la meditazione sulla figura di Cristo – ha ricordato il Papa - ha riflessi pratici significativi, essendo tutta la Scrittura centrata su di Lui. “Cristo pertanto – aggiunge san Pier Damiani - deve essere al centro della vita del monaco: “Cristo sia udito nella nostra lingua, Cristo sia veduto nella nostra vita, sia percepito nel nostro cuore”. L’intima unione con Cristo impegna non solo i monaci, ma tutti i battezzati. Troviamo qui - ha sottolineato Benedetto XVI - un forte richiamo anche per noi a non lasciarci assorbire totalmente dalle attività, dai problemi e dalle preoccupazioni di ogni giorno, dimenticandoci che Gesù deve essere veramente al centro della nostra vita.
Tuttavia ad un certo punto della sua vita monastica, nominato Cardinale e Vescovo di Ostia, Pier Damiani, il monaco innamorato del suo eremo, dei silenzi e delle contemplazioni, è costretto ad ritornare in prima linea, intrepido uomo di Chiesa, per impegnarsi in prima persona nell’opera di riforma avviata dai Papi del tempo.  A spingerlo fuori dal monastero sono le sue stesse denunce contro la “corruzione” di quei vescovi e di quegli abati che - ha affermato il Papa - “si comportavano da governatori dei propri sudditi più che da pastori d’anime”. Ma la missione attiva sui fronti della Chiesa di quel periodo non attenua il vigore di quell’ormai anziano “ultimo servo dei monaci” che ottiene dal Papa, dopo dieci anni, di poter ritornare da monaco al suo eremo di Fonte Avellana e sulla via del ritorno si ammala e muore a Faenza. E seppure, ha concluso Benedetto XVI, Pier Damiani visse la sua vocazione con “forme di austerità che oggi potrebbero sembrarci eccessive”, tuttavia “Egli ha fatto della vita monastica una testimonianza eloquente del primato di Dio e un richiamo per tutti a camminare verso la santità, liberi da ogni compromesso col male.”

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Benedetto XVI ai leader internazionali: rispettosi del creato possiamo costruire uno sviluppo integrale

sabato, agosto 29th, 2009

LA NOTA

di Antonio Colasanto
L’uomo non è il padrone del creato.
La terra è dono prezioso del Creatore, il quale ne ha disegnato gli ordinamenti intrinseci, dandoci così i segnali orientativi a cui attenerci come amministratori della sua creazione. E’ proprio a partire da questa consapevolezza, che la Chiesa considera le questioni legate all’ambiente e alla sua salvaguardia intimamente connesse con il tema dello sviluppo umano integrale.
Lo ha detto Benedetto XVI che ha dedicato la sua catechesi del mercoledì alla questione ecologica, in vista della Giornata per la salvaguardia del Creato che verrà celebrata il 1° settembre e della “United Nations Climate Change Conference”, la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, in programma a Copenhagen dal 7 al 18 dicembre.
“A tali questioni – ha ricordato il Papa - ho fatto più volte riferimento nella mia ultima Enciclica Caritas in veritate, richiamando “l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietà” non solo nei rapporti tra i Paesi, ma anche tra i singoli uomini, poiché l’ambiente naturale è dato da Dio per tutti, e il suo uso comporta una nostra personale responsabilità verso l’intera umanità, in particolare verso i poveri e le generazioni future.”
Tutti temi che il Papa ha già ampiamente e con chiarezza trattato nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008.
Avvertendo la comune responsabilità per il creato, la Chiesa non solo è impegnata a promuovere la difesa della terra, dell’acqua e dell’aria, donate dal Creatore a tutti, ma soprattutto si adopera per proteggere l’uomo contro la distruzione di se stesso. Infatti – ha sottolineato Papa Benedetto - “quando l’«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio.” Non è forse vero –si è domandato il Papa - che l’uso sconsiderato della creazione inizia laddove Dio è emarginato o addirittura se ne nega l’esistenza?
Se viene meno, infatti, il rapporto della creatura umana con il Creatore  la materia è ridotta a possesso egoistico, l’uomo ne diventa “l’ultima istanza” e lo scopo dell’esistenza si riduce ad essere un’affannata corsa a possedere il più possibile.
La protezione dell’ambiente, la tutela delle risorse e del clima – ha sottolineato con forza Benedetto XVI - richiedono che i responsabili internazionali agiscano congiuntamente nel rispetto della legge e della solidarietà, soprattutto nei confronti delle regioni più deboli della terra. Insieme possiamo costruire uno sviluppo umano integrale a beneficio dei popoli, presenti e futuri, uno sviluppo ispirato ai valori della carità nella verità. Perché ciò avvenga è indispensabile convertire l’attuale modello di sviluppo globale verso una più grande e condivisa assunzione di responsabilità nei confronti del creato: lo richiedono non solo le emergenze ambientali, ma anche lo scandalo della fame e della miseria.
Cari fratelli e sorelle, ringraziamo il Signore  - ha esortato il Papa a conclusione dell’udienza -  e facciamo nostre le parole di san Francesco nel Cantico delle creature: “Altissimo, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et omne benedictione … Laudato si’,  mi’ Signore,  cum tucte le tue creature”.
Così san Francesco.
Anche noi vogliamo pregare e vivere nello spirito di queste parole.

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Mariagrazia Cucinotta, la madrina di Piedigrotta 2009

lunedì, agosto 3rd, 2009

*È* *MARIAGRAZIA CUCINOTTA LA MADRINA DI PIEDIGROTTA ‘09 * *CON ELTON JOHN E TURTURRO A NAPOLI DAL 3 AL 13 SETTEMBRE * NAPOLI, 2/08/09 – Mariagrazia Cucinotta sarà la madrina di “Piedigrotta 2009” la grande festa popolare di musica, cinema e costume in programma a Napoli dal 3 al 13 settembre, e promossa della Ept di Napoli con il sostegno dell’Assessorato al Turismo della Regione Campania. Il nome dell’attrice e produttrice siciliana si aggiunge a quelli di due superstelle internazionali come il leggendario musicista inglese Elton John (in concerto gratuito a Piazza Plebiscito venerdì 11 settembre) e l’attore e regista italoamericano John Turturro che dal 7 settembre inizierà le riprese del film “Neapolitan Songs” co-prodotto con Cinecittà-Luce ed il sostegno della Film Commission della Regione Campania. “Massimo Troisi ha insegnato ai napoletani ad amare Maria Grazia Cucinotta e per noi è sempre una gioia riabbracciarla. Così è stato per il suo recente film “L’imborglio del lenzuolo” diretto da Alfonso Arau, co-interpretato da Geraldine Chaplin, illuminato Vittorio Storaro e sostenuto dalla Regione Campania, così sarà per la festa di Piedigrotta 2009 – dichiara l’assessore Riccardo Marone impegnato con il produttore Dario Scalabrini ad arricchire il programma dell’evento che si annuncia ambizioso e denso di novità, nonostante la concomitanza con la Mostra del cinema di Venezia. “Lungi dal voler sfidare Venezia, almeno per ora! – chiarisce Marone – Ma dai primi di settembre Napoli e la Campania saranno pronte ad accogliere tantissimi turisti con eventi culturali di assoluto interesse internazionale come la mostra sul Futurismo al Palazzo Reale curata da Achille Bonito Oliva (da giovedì 3), le sfilate dei carri di cartapesta animati (sabato 5 settembre), le luminarie artistiche, lo spettacolo pirotecnico, le audizioni musicali (6, 8 e 13 settembre alla Rotonda Diaz), gli spettacoli teatrali e tante proiezioni speciali di film e documentari. Piedigrotta 2009 è prodotta con il sostegno dell’Unione Europea in collaborazione con il Comune di Napoli e della Camera di Commercio di Napoli. Napoli, Piazza Plebiscito