INCONTRIVESUVIANI PERIODICO D'INFORMAZIONE E CULTURA VESUVIANA - ANNO II NUMERO LI

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Luca Coppola ha scritto 34 Articoli


Apre ad Ercolano la casa dei diritti Nelson Mandela

domenica, giugno 28th, 2009

Due splendidi appartamenti sul Corso Resina, storico snodo viario di Ercolano, d’ora in poi si coloreranno di lingue e voci lontane. Lo Stato sottrae i patrimoni alla malavita per restituirli a nuova vita creando Appartamenti in vendita a Napoli E cosi viene intitolata ad un combattente per i diritti e per la libertà, Nelson Mandela, Nobel per la pace classe 1918 la nuova casa dei diritti destinata ai richiedenti protezione internazionale. Nel tempo dei respingimenti sulle coste libiche dei clandestini e del riproporsi dell’annosa questione Nord – Sud del mondo che vede da quasi vent’anni l’Italia come un’ancora di salvezza del Mediterraneo per donne e uomini in fuga dalla miseria e dai conflitti, nasce nei fortini di un boss attualmente detenuto al 41 bis, un rifugio e una speranza per coloro che cercano protezione da paesi lontani. Bruno e Irene sono i primi ospiti. Sono nigeriani e i loro nomi potrebbero generare qualche perplessità. Spiegano che si chiamano così per la fede cattolica delle rispettive famiglie. Mostrano occhi dolci e regalano sorrisi ai flash e ai numerosi cittadini intervenuti per l’apertura ufficiale il 18 giugno. La cerimonia di benedizione ad opera del parroco dell’antica Chiesa di Santa Caterina ha visto il Sindaco Nino Daniele assieme all’Assessore alle Politiche sociali Ferdinando Pirone in prima fila. Presenti nella sala da pranzo le forze dell’ordine, alcuni rappresentanti di associazioni che si muovono sul territorio e numerosi ragazzi impegnati nella costituzione del nascente “Forum dei Giovani”. Alessia Russo, volontaria che lavorerà nella casa è raggiante:<<Non vedo l’ora di cominciare, quando ho saputo dell’apertura di questa casa ho deciso di effettuare qui il servizio civile. Sarà un’esperienza bellissima>>. Stanze ben rifinite, quindici posti letto per grandi e bambini, mobilia nuova, la dimora si sviluppa su due piani ampli e soleggiati. Dalla finestra e dalla terrazza antistante il mare assieme agli scavi archeologici dominano lo sfondo, mentre dall’altro lato i vecchi fabbricati del corso e il Vesuvio. L’iniziativa di inaugurazione si è conclusa con una piccola cerimonia che sancisce un’altra conquista dello Stato. Irene si siede, d’altronde è in dolce attesa. <<A breve giungerà una famiglia dalla Siria che troverà un clima di assistenza e protezione>> ricorda l’Assessore Pirone. Bruno e Irene sembrano quasi stupefatti di tanto calore, mentre ricevono baci e lunghi abbracci da tutti prima di andar via.

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Luca Coppola ha scritto 34 Articoli


Le isole si accendono per il solstizio d’estate

sabato, giugno 27th, 2009

Anche quest’anno si è ripetuto il rito del solstizio d’estate alle falde del Vesuvio. “Le isole si accendono” è il festival di poesia internazionale curato da Mimmo Grasso che si celebra da ben sei edizioni e che ha visto riuniti al Vesuvio poeti di ogni dove, italiani e stranieri, uniti dall’amore per la poesia. Singole isole composte da persone e associazioni in Italia e nel mondo hanno aderito simultaneamente a seconda dei fusi orari, come testimoniano le numerose firme racccolte sul sito internet www.leisolesiaccendono.com. Tutti insieme hanno celebrato liberamente e con semplicità attorno ad un fuoco il primo giorno di una nuova stagione, leggendo in una simbiosi ideale un testo collettivo. Nonostante il tempo variabile e qualche nuvolone scomparso dopo un canto propiziatorio degli Echi Flegrei che hanno intonato a cappella “Gliesce sole”, domenica 21 giugno in numerosi hanno accolto l’invito a scalare“a muntagna” per una serata diversa dal solito, all’insegna della poesia e della musica, intraprendendo un viaggio d’ascolto di versi e mondi lontani presso la Società Cooperativa Agricola “Fiume di Pietra” di Paola Acampa, oasi incantevole ai piedi dello “Sterminator Vesevo”.

La serata ha preso il via con l’accensione di un falò nel grande prato, tra panorami mozzafiato, mentre il suono di un antico corno ad opera di Davide Carnevale ha annunciato l’inizio della manifestazione. All’interno della dimora si sono alternati vari poeti che hanno letto e recitato emozionanti poesie. La lettura de La Porta d’Oriente” di Nidaa Khoury ha fatto da apripista agli interventi di Marco De Gemmis, Costanzo Ioni, Bianca Madeccia, Giovanna Marto e Luigi Trucillo vincitore del Premio Napoli 2009. Il pubblico disposto ai lati ha ascoltato con attenzione i diversi generi, anche dalla lontana Persia, lasciandosi andare a numerosi applausi di gradimento. Nella staffetta poetica non sono mancati intermezzi musicali improvvisati ad opera di tre giovani musicisti. Novità di quest’anno è stata la ripresa in diretta della manifestazione sul sito internet www.fiumedipietra.org, grazie a una webcam posta all’ingresso che ha consentito anche alle “isole lontane” di seguire tutto ciò che è avvenuto durante la serata. Al termine delle letture famiglie, bambini e gruppi di amici si sono radunati accanto al falò, cantando canzoni popolari al suono di una chitarra e celebrando con un sorso di vino il solstizio d’estate.

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Il viaggio e la donna al centro della mostra di Peppe Pappa

domenica, maggio 31st, 2009

 Il 20 maggio presso la sala della Biblioteca all’interno della magnifica cornice settecentesca di Villa Bruno a San Giorgio a Cremano, si è svolta l’inaugurazione della mostra di Peppe Pappa. Artista e performer, espone sin dagli anni ’60 e a cavallo con gli anni ’70 svolge militanza culturale sul problema dell’arte sociale, promuovendo centri operativi di programmazione e diffusione della cultura. Produce inoltre linguaggi relativi alle nuove situazioni post-artistiche esponendo sia in Italia che all’estero. Intensi momenti di riflessione letteraria hanno accompagnato l’apertura della mostra e le note di una chitarra sono state il sottofondo delle letture in due lingue, trasportando il folto pubblico intervenuto in un viaggio ideale di parole e di voci dagli echi lontani. Un ragazzo ricorda una storia di migranti intervistati durante l’iter che precede la richiesta di asilo politico. E’ la vicenda di Medombe, unico maschio in una famiglia composta da sei sorelle. Nella sua famiglia la figura maschile è importante ed è così che una volta morto il padre, si riuniscono i parenti per decidere. Gli propongono così di cercare fortuna in Europa. Dopo aver attraversato il deserto con cinque litri d’acqua si perderà viaggiando per tre lunghi giorni, durante i quali terminerà tutti i suoi risparmi. Dopo aver lavorato duramente per un anno, decide di acquistare una barca per effettuare la traversata verso l’Europa, per sfuggire alla miseria. Un’altra odissea vedrà lui e i suoi amici di sventura bere l’acqua salata per sopravvivere e digrignare i denti per il freddo delle notti al largo delle coste africane. Giunto in Italia Medombe viene messo alle sbarre. Si chiede allora il perché di quella prigionia, spaesato, stanco e disorientato ma gli viene ben presto detto che è necessario disporre di cose indispensabili senza le quali:<<non si viene considerati esseri umani>>. La storia di Medombe è un racconto dei nostri tempi, di estrema attualità e sofferenza, un racconto tra tanti di coloro che sbarcano sulle coste italiane che ha appassionato il pubblico presente. Oriana Russo dell’Associazione “Linea D’Arco” ha condotto il pubblico da un momento all’altro mediante il filo conduttore del viaggio. Non è mancata una parte di carattere scientifico, affidata ai giovani dell’Associazione “Transcultura” che hanno proiettato dati e grafici riassunti di un ottimo elaborato dal titolo “Cittadini del mondo”: local integration – global development. A detta del giovane Assessore alle Politiche Giovanili Renato Carcatella rappresenta:<< un primo passo di comprensione del fenomeno relativo al livello di integrazione dei concittadini stranieri>>. La mappatura del territorio di San Giorgio a Cremano ha contribuito ad una maggiore consapevolezza relativa alla presenza di immigrati nella città vesuviana, evidenziando le loro esigenze, i loro lavori e la comprensione dei servizi a loro dedicati. Infine la mostra di Peppe Pappa con cinque opere visibili gratuitamente fino al 20 giugno. I lavori esposti, realizzati tra il 2002 e il 2004 rappresentano opere dalle dimensioni notevoli, ricavate dalla pratica del digitale. Secondo Marco Di Mauro, critico d’arte, l’opera di Pappa vede il contrapporsi di due ricerche: da un lato la bellezza carnale e materiale sotto il burka e la ricerca di purezza e trascendenza. Nei lineamenti delle donne raffigurate è possibile intravedere una purezza trascendente. Dal ritaglio di foto digitali e alla ricomposizione è possibile percepire la visione aristotelica: l’arte interroga il possibile, ossia il comportamento dell’artista e indaga la realtà ricavandone possibili interpretazioni. In alcune la dissolvenza del burka comporta una sorta di liberazione, di rivelazione di sé. Il rapporto tra arte e vita è un altro tema dominante. Dal ‘900 l’arte deve riflettersi nel sociale, influenzando quindi la vita e la società. Pappa invece fa l’opposto: preleva la vita, la rielabora e la trasmette nelle opere d’arte. Si assiste così ad un capovolgimento con la scomparsa del mondo esterno e la sua ricomposizione in un’opera d’arte. Nell’intento di ricercare un’assonanza tra Pappa e l’arte internazionale, si può parlare a ragion veduta di Nouveau Realisme, il cui teorico Pierre Restany, amava l’arte di Pappa. Renato Carcatella ha concluso l’incontro ringraziando gli intervenuti e non sono mancati gli apprezzamenti da parte dei cittadini sangiorgesi, intrattenutisi oltre la chiusura dell’incontro, a testimoniare il desiderio di cultura e la richiesta di ripetere queste iniziative culturali integrate.

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img 1987 Il viaggio e la donna al centro della mostra di Peppe Pappa img 1990 Il viaggio e la donna al centro della mostra di Peppe Pappa

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Il primo film su Giancarlo Siani a San Giorgio a Cremano

domenica, maggio 31st, 2009

 Una sala gremita ha accolto l’invito lanciato dall’attivo Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di San Giorgio a Cremano Renato Carcatella giovedì 21 maggio presso la sala della Biblioteca di Villa Bruno, nell’ambito del cineforum gratuito “Siamo tutti Napoletani”. Il giovane giornalista del Corriere del Mezzogiorno Sandro Di Domenico ha aperto la manifestazione con il lancio di un video musicale dei Biscuits, duo rap di Torre Annunziata con una canzone in dialetto dedicata a Giancarlo Siani, precario del Mattino, ammazzato dalla camorra il 23 settembre del 1985 sotto casa sua a Napoli. “Fortapache” il titolo della canzone che accompagna il video ispirato all’omonimo film firmato dal regista Marco Risi, figlio dello scomparso Dino. Carcatella ha introdotto la proiezione assegnando una targa a Sandro Di Domenico come riconoscimento per il suo lavoro, nonché per il premio ottenuto al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia per la sezione under 30. Di Domenico ha voluto ricordare con un breve spezzone del suo lavoro la figura di Giancarlo, un ragazzo “normale” che amava la vita, allenava una squadra di pallavolo, una figura di studioso consapevole e attento. Assieme a Tosi, altro giornalista ha ripercorso la breve ed intensa vita di Siani attraverso i suoi reportage, i lavori pubblicati per l’Osservatorio sulla Camorra guidato da Amato Lamberti e la tragica fine avvenuta il 23 settembre del 1985, appena quattro giorni prima che compisse 26 anni. Torre Annunziata soprannominata “Fortapache” è il teatro di violenti scontri di camorra che insanguineranno la città vesuviana attorno alla metà degli anni ’80. Ogni giorno Giancarlo compiva sessanta chilometri tra tangenziale ed autostrada per andare sul campo, annotare, osservare, scrivere con passione e premura nei particolari. Dapprima segue le vicende post terremoto che vedono la camorra allungare le mani sulla ricostruzione; infine i fatti di cronaca nera legati ai clan e alla guerra di spartizione del territorio. Presente al dibattito Maurizio Fiume, regista di “E io ti seguo”, premiato anch’egli con una targa dell’Amministrazione. In un interessante botta e risposta ha fatto luce su aspetti, momenti e profili poco noti di Giancarlo Siani. In effetti Giancarlo fu capace di intercettare quel filone legato alla cronaca nera, un percorso dettagliato e puntiglioso che nessun altro aveva ancora intrapreso. Occuparsi di camorra significava un tempo parlare di fatti di colore e non equivaleva al suo impegno civile che approfondiva i rapporti a doppio filo con la politica. A soli 22 anni Giancarlo compie un lavoro metodico che disturba, infastidice, mette in ombra gli altri per la sua bravura, facendoli sembrare per riflesso quasi dei “fannulloni”. Rileggendo le inchieste di Siani e i suoi scritti e guardando l’opera di Saviano, quest’ultima può essere considerata a giusta ragione la continuazione di quel lavoro interrotto. E qui che si innesta anche il film prodotto da Fiume “E io ti seguo”, poco conosciuto al grande pubblico ma che ha rappresentato la prima pellicola dedicata al caso Siani. Le sue intuizioni cinematografiche hanno costituito il punto di partenza per la realizzazione di “Gomorra” di Matteo Garrone. Il film è stato girato con inquadrature in presa diretta che rendono bene l’impegno quotidiano di Giancarlo, sempre in giro con la sua Citroen Mehan verde aperta, simbolo di libertà. Nel film viene ricordata la strage di Sant’Alessandro avvenuta il 26 agosto del 1985 a Torre Annunziata che lascerà sul selciato 8 morti e 7 feriti in un clima sempre più teso di terrore e violenza che scuoterà di li a poco la città. Valentino Gionta, figura di spicco della nuova camorra, diviene in breve tempo il leader indiscusso del fiorente mercato della droga e del racket. Fiume si sofferma sulla grande risposta di piazza verso i fatti di sangue alternando sullo schermo le immagini dell’epoca, generazioni scese in piazza che esprimeranno una richiesta forte di legalità all’allora primo cittadino. Le vicende di Giancarlo vengono narrate sullo schermo attraverso fatti di vita e gli articoli in una sorta di cronistoria, con un ritmo che tiene gli spettatori in ansia sino alla fine. Una ricostruzione che si rivela realistica e che colpisce sul finale, con lo sgomento dei colleghi del Mattino e la rivolta della redazione che chiede un titolo in prima pagina. Il regista ha rinunciato ai diritti d’autore purchè venisse proiettato in un momento pubblico. Ha affermato inoltre che restano ancora coni d’ombra attorno alla morte di Giancarlo, come la scomparsa dei suoi dossier sulla camorra. Nel 1997 il Pm D’Alterio ha fatto condannare i responsabili e gli esecutori dell’omicidio all’ergastolo. Tuttavia gli intrecci tra affari e politica non sono mai stati chiariti e ancora oggi, a distanza di 24 anni restano intatti alcuni misteri. Chiara e luminosa risulta la sua opera e il suo messaggio ancora vivo, come testimonia la realizzazione ad opera dei giovani del territorio di Ercolano di Radio Siani.

img 2007 Il primo film su Giancarlo Siani a San Giorgio a Cremano sandro 2 Il primo film su Giancarlo Siani a San Giorgio a Cremano

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Un laboratorio ercolanese per le nuove classi dirigenti

sabato, aprile 18th, 2009

I manifesti affissi in città esprimevano una volontà politica nuova e inedita: "Per una nuova classe dirigente". Questa la ragione fondativa << di una scuola politica e non partitica >> come ama ripetere il suo coordinatore Antonio Liberti. Promossa e ospitata dalla Fondazione Cuciniello e aperta ai giovani di Ercolano, questa scuola ha già percorso metà del suo cammino all’insegna di un obiettivo ventilato più volte da politici e opinionisti di talk show: agevolare un progressivo e salutare ricambio delle classi dirigenti. In tanti, forse troppi, ogg parlano di giovani, associandoli spesso al futuro come qualcosa che è di là da venire. Ma quanti agiscono concretamente nel presente attraverso iniziative che tendano la mano verso le nuove generazioni? Con un mix di umiltà e ambizione, Antonio Liberti, consigliere comunale, afferma di aver creduto sin dal principio nel progetto che porta avanti con dedizione e passione assieme al suo staff. Un primo passo innovativo è rappresentato dall’apertura di un’interfaccia virtuale del Laboratorio Ercolanese sul social network del momento – Facebook – sebbene il grosso dell’attività reale avvenga dal vivo, con le testimonianze senza filtro di diversi esponenti del mondo politico, sociale e istituzionale di carattere nazionale, regionale e locale che illustrano le rispettive funzioni ai giovani.

E sono numerosi coloro che assistono alle lezioni, di variegata estrazione politica, provenienti da diverse esperienze nel mondo dell’associazionismo, del volontariato e del lavoro, ma che hanno nell’interesse per la conoscenza e l’approfondimento politico un comune denominatore. Muniti di penna, block notes e cartellina, donati dal Laboratorio - a titolo totalmente gratuito – ascoltano comodamente seduti le lezioni, suddivise secondo il calendario consegnato all’inaugurazione in 50 minuti di relazione da parte del docente o del rappresentante di un ramo istituzionale, e il tempo restante  dedicato al dibattito. Lezioni frontali e interattive, fatte di analisi e critica, dal Parlamento alla politica estera, passando per la sanità locale e l’ambiente fino ai temi scottanti della scuola e del lavoro. Quasi sempre però le domande e le riflessioni stimolate sono tante e tali da superare inevitabilmente le due ore, quando fuori è già buio. Gli allievi di età diverse hanno così piacevolmente stravolto il protocollo dell’ora ufficiale di lezione, costringendo Liberti ad un surplus di lavoro. Come un manager di risorse umane, lo vedi aprire ogni incontro illustrando ogni volta la composizione della scuola e gli obiettivi. Poi seduto accanto al docente di turno osserva la classe, presta attenzione agli spunti di riflessione, appunta domande e risposte sulla sua agenda blu e certifica la chiusura di ogni incontro ricordando i successivi appuntamenti. E non manca il secondo dibattito, interno ai ragazzi, all’esterno dei locali. Un altro piccolo miracolo infatti è l’aggregarsi di una piccola parte della meglio gioventù cittadina che si ritrova a discutere, a confrontarsi sul mondo e sul territorio d’appartenenza, a condividere idee e visioni alternative che potrebbero fare la differenza e lasciare il segno.

Il laboratorio costituisce senza dubbio una vera novità che ha attirato non poca invidia in una città di provincia: astio che ha generato false ipotesi di supporto economico prive di ogni fondamento. La sua vivacità ha piuttosto messo in moto altre città limitrofe, nelle quali si pensa di poter replicare l’esperienza, suscitando vivo interesse da parte della classe politica e della società civile. Lezione dopo lezione è rinnovata la speranza di fare di questa classe un team di analisi e di lavoro, affinché la scuola non rappresenti un evento estemporaneo ma costituisca la prima tappa per un percorso costruttivo di ampio respiro. Degno di nota infine l’apprezzamento giunto dalla segreteria del Quirinale con un’apposita missiva nella quale ci si congratula per l’idea, l’organizzazione dei lavori e la mission; nota che prelude un possibile futuro messaggio da parte del Capo dello Stato, da sempre legato alla sua terra.

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Nasce ad Ercolano il Forum dei Giovani

lunedì, aprile 13th, 2009

Lo scorso 27 marzo si è svolto presso il Centro Sociale “Officina della Pace” ad Ercolano il primo incontro pubblico che ha visto a confronto gruppi di giovani, rappresentanti di Associazioni giovanili e Amministrazione comunale, rappresentata per l’occasione dall’Assessore alle Politiche Giovanili Ferdinando Pirone e dal Sindaco Nino Daniele. I giovani di questo territorio vengono chiamati ad essere finalmente i protagonisti di un Forum permanente di lavoro e di idee, uno strumento che stimoli l’aggregazione e riconosca la loro presenza attiva e propositiva in termini di idee, di proposte e di riscatto sociale. L’Assessore ha aperto l’incontro illustrando in breve le finalità del Forum: promuovere iniziative di carattere culturale e sociale, perseguire indirizzi di pace e legalità, dar vita a nuove proposte che coinvolgano i giovani in una partecipazione attiva. Uno strumento grazie al quale verrà avviata una discussione che si auspica costruttiva ed efficace con l’Amministrazione sulle scelte che riguardano le politiche dedicate ai giovani, vera anima pulsante della città che, come l’area metropolitana di Napoli, condivide un’alta percentuale di giovanissimi. Vari gli interventi da parte dei giovani presenti (per lo più rappresentanti delle associazioni del territorio come “A Fronte Alta”, “l’Altra Politica”, “Schema Libero”, "Legambiente") su tematiche inerenti il turismo, l’occupazione, la vivibilità, la necessità di mettere in rete le energie migliori e rimboccarsi concretamente le maniche, affinchè l’esempio possa essere trascinante per chi è disilluso e lontano dalla politica. Non sono mancati contributi e idee dei meno giovani, in particolare gli ospiti del centro anziani, con proposte di apertura ai giovani del resto d’Europa attraverso gemellaggi che riflettono vedute intergenerazionali innovative.

Il Forum avrà, in questa fase iniziale, una sede presso Corso Resina, a pochi passi dal Municipio, nell’appartamento confiscato alla camorra e restituito alla collettività con la creazione di Radio Siani, un centro che cercherà di sensibilizzare le giovani generazioni, attraverso un percorso di informazione, e musica, per dimostrare che la rinascita, unita ad un’alternativa alla scia di sangue che miete morti, sia possibile. A detta dell’Assessore, il Forum costituisce il primo mattone per una nuova idea di città che comprenda spazi ad hoc per la creatività e la socializzazione giovanile. Le ragazze e i ragazzi dall’età compresa tra i 16 e i 29 anni potranno candidarsi agli organi interni, presentando l’iscrizione dal 20 aprile all’11 maggio 2009, andando a riempire una lista pubblica che si concluderà con le elezioni, che si terranno dalle 9.00 alle 19.30 presso Palazzo Borsellino in via Marconi. Gli auspici e il desiderio di una nuova stagione di democrazia partecipata e propositiva sono stati accolti dal Sindaco favorevolmente, ricordando i tanti passi avanti mossi dalla città, che vuole assurgere a consolidata realtà anticamorra, dando una scossa al torpore, all’indifferenza e al freno impresso dalla pesante piovra camorristica che soffoca con i suoi tentacoli un territorio che ha ancora tanto da dire e da dare.

 

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Il re del mare che univa arabi ed ebrei

mercoledì, gennaio 21st, 2009

Mirabilia Coralii. La meraviglia per una forma così originale del Creato. La meraviglia per la particolare abilità dell’uomo di trasformarla in opere che onorano il Divino. E’ duplice questa sensazione che da il titolo all’esposizione di numerosi capolavori di arte sacra e profana che si presenta agli occhi di coloro che accedono presso il settecentesco Palazzo Vallelonga, sede della Banca di Credito Popolare presso Torre del Greco. Anche quest’anno, assecondando una fortunata consuetudine che va avanti dal 1996, secondo una formula collaudata dal successo di critica e pubblico, va in scena una mostra unica nel suo genere, capace di fondere tradizioni storiche e identità del territorio in un viaggio nel tempo alla ricerca del corallo, croce e delizia della sapiente e rinomata manualità artigiana torrese, la stessa raffinata arte che ancor oggi è tramandata di padre in figlio. Inaugurata il 20 dicembre scorso, chiuderà i battenti il prossimo primo di febbraio. C'è ancora tempo, dunque, per chi volesse naufragare dolcemente nella magnificenza delle preziose opere in mostra. E’ il corallo nelle sue manifestazioni pregiate, quello che appare al centro di un percorso di storia, identità, religione e culture che affonda le radici nel medio e lontano Oriente, oggi al centro di tragici e prolungati conflitti ma che un tempo ha visto la fioritura dei commerci lungo le vie del Mediterraneo, soprattutto nella Sicilia, nodo cruciale di contaminazioni. Attraverso un’indagine storica approfondita, un dato emerge su tutti nella lavorazione e nel commercio del corallo, rappresentato dall’azione penetrante delle comunità ebraiche, stabilitesi in Sicilia a partire dal VII secolo D.C.. Il binomio ebrei - corallo è all’origine delle splendide manifatture siciliane dell’età barocca. In epoca rinascimentale infatti, gli ebrei conquistarono il monopolio del commercio e la lavorazione di paternostri in corallo, proseguendo l’apprezzata attività artigianale nonostante l’espulsione de “los Reyes Catolicos”in Spagna. Il secolo successivo decretò una produzione copiosa che raggiunse alti livelli artistici, definita, non a caso, l’epoca d’oro dell’arte trapanese. E’ la stessa mirabilia sorprenderà le corti reali europee tra il ‘500 e il ‘700, conducendo schiere di celebri pittori a rappresentarne le opere nei propri dipinti: Giorgio Vasari ne “La nascita del corallo”, Luca Giordano nel “Ratto di Europa”, Filippo Da Messina in una scena nella quale Andrea Soli, corallaro, offre rosari a monaci, o ancora in Piero della Francesca nella “Madonna di Sinigallia con bambino”, quest’ultimo dal collo adornato con un rosario di corallo.Un filmato introduttivo all’ingresso della mostra, illustra per immagini la cronostoria di questo dono prezioso del mare nostrum, in bilico tra tre regni: non minerale, non vegetale e non animale. Una gemma dal valore magico, perchè arricchitasi delle tradizioni millenarie che le hanno attribuito un’aspirazione positiva suggestiva, volta all’auspicio di benessere, di fortuna e vitalità. Per i Romani la visione del sangue della Medusa, per i greci albero di sangue che simboleggia la forza generatrice, per i cristiani, il sangue di Cristo che preserva dal male. Ostensori e calici, crocifissi con l’immagine del Cristo rafforzavano il simbolismo legato al sacrificio cristiano. Ogni tradizione culturale si è servita di questo medium per esprimere concezioni del mondo mediante le quali si manifesta la potenza divinatrice. La Sicilia è stata eletta a ragione terra dei coralli, feconda di scambi che tra il 200 e il ‘400 collegavano le sponde d’Oriente a quelle d’Occidente. Dopo insediamenti ebrei avvenuti nella odierna Tunisia, molti di costoro, in seguito a gravi carestie avvenute nel XII secolo, trasmigrarono verso l’isola, portando con sé un bagaglio di cultura giudeo-araba in un’epoca di profonda trasformazione culturale dal punto di vista della dominazione: dagli arabi, ai normanni e, infine, agli Svevi. Un gruppo che fondeva, secoli prima del melting pot e delle guerre di civiltà, il mondo orientale e occidentale. I giudei si annoverano tra gli imprenditori più produttivi, dedicandosi alla pratica mercantile di prodotti di lusso quali seta, lana, gemme e corallo. Consideravano il corallo in un senso trascendentale, essendo citato tra le gemme più preziose nel Libro di Giobbe e metafora delle virtù supreme dell’uomo. Dai documenti storici si evince una fitta trama di rapporti commerciali che si estendevano, con riferimento agli ebrei siciliani di Palermo, dal Marocco all’India. Dopo l’invasione normanna proseguirono nell’attività di mediazione tra le sponde del Mediterraneo, realizzando il primo grande mercato unico ante litteram. Parte da Trapani la richiesta di perle nel ‘400 da parte musulmana nei confronti degli imprenditori giudei, così come per i rosari cristiani. Dal 1500, in seguito alla diaspora, gruppi di ebrei si stabilirono a Livorno, Genova e nel napoletano, realizzando fondaci presso San Giorgio a Cremano e Torre del Greco. La pesca del corallo era compiuta con l’uso di piccole barche dotate di un ingegno capace di sradicare i rametti del corallo che rimanevano incastrati tra le reti. L’artigiano acquistava il materiale grezzo dai pescatori e incaricava mercanti ebrei della vendita. Da allora il commercio internazionale verrà gestito dai catalani.Le preziose manifatture, provenienti in larga parte da collezioni private, costituiscono opere dei maestri trapanesi, di carattere misto: scrigni preziosi, ostensori lucenti, reliquari imponenti e ricchi trionfi. Spiccano tra le opere in mostra  i paliotti d’altare, veri capolavori del Barocco, ricamati con perline di corallo, fili d’oro, argento e sete multicolori. L’oro e il rosso accostati seguendo una precisa simbologia: l’oro, nel quale si manifesta il potere temporale e il rosso del corallo, che valorizza la sacralità col sangue di Cristo. Un inestimabile produzione artigianale a metà tra il ricamo e l’oreficeria,come quella raffigurante San Francesco di Paola che attraversa lo Stretto di Messina presso il Convento di San Vito a Vico Equense. Per le altre opere rimandiamo al lettore la curiosità e il desiderio di osservare da vicino le eccellenze in esposizione. Tuttavia, come ricorda il volume realizzato ad hoc, una lenta quanto progressiva decadenza colpì l’attività dei corallari siciliani a partire dal ‘700, con l’interruzione delle attività professionali di padre in figlio. Conclusasi così l’epoca d’oro della perfezione applicativa, si passò ad una produzione più grossolana, comportando una mutazione degli artigiani, da intagliatori e scultori, a gioiellieri, per andare incontro alle nuove richieste di status della ricchezza manifestate dalle famiglie borghesi. E’ l’avvio della produzione profana che sostituisce i temi sacri con la naturalezza di fiori e frutti, qualificando una produzione che si affermerà nella cittadina alle falde del Vesuvio in concomitanza con il declino dell’arte siciliana. Proprio in seguito all’unità d’Italia, Torre del Greco raggiungerà l’apice del successo relegando ad una posizione marginale Trapani. Il resto è storia d’oggi, con la prosecuzione di un mestiere antico e raro che vede ancora laboratori sparsi sul territorio e la ripresa di una simbologia sacra e profana che tanta mirabilia, è il caso di dire, ha prodotto nel tempo come identico è lo stupore che suscita agli occhi dell’uomo contemporaneo.

 

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img 1404 Il re del mare che univa arabi ed ebrei img 1399 Il re del mare che univa arabi ed ebrei

 

 

 

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Antonio fabbro e serramentista.Per servirvi.

domenica, dicembre 21st, 2008

Antonio Formisano vive e lavora da sempre ad Ercolano. Ci accoglie nell'ufficio del capannone dopo aver effettuato alcune consegne in mattinata col suo furgone. Ha 39 anni ben portati e lavora da quando terminò la terza media. Aveva più o meno 12 anni. Il padre praticava tutt'altro mestiere. Lavorava infatti presso gli scavi archeologici. Fu coinvolto che era ragazzino da amici più grandi. E' riuscito così, con pazienza e tenacia ad inserirsi nel ramo. Il primo materiale che ha toccato è stato l'alluminio. Qualche anno dopo è la volta del ferro. Antonio è orgoglioso del suo mestiere che reputa interessante, perchè permette di apprendere molte cose, sebbene tante altre le abbia rubate dai masti. Diversi gli amici più grandi che gli sono stati accanto, tra questi, non mancava chi era geloso del proprio mestiere e chi, invece, non esitava ad assisterlo e a seguirlo in caso di aiuto:<<Se non provi a imparare da solo, nulla e nessuno ti verrà ad insegnare>>. La sua gavetta dura tra i 7 e gli 8 anni. Il tempo di assolvere gli obblighi di leva ed Antonio, a 18 anni, cambia vita. Giovane e indipendente, decide di stabilirsi in proprio, aprendo un'officina di lavoro al Corso Resina. Nel frattempo il padre, fresco di pensione, ha provveduto a stargli vicino per sostenerlo nei primi tempi, coadiuvandolo nella gestione di quest'attività. Il tempo gli darà ragione, avendo avuto modo di specializzarsi in serramenta in alluminio, prodotti singoli e legni in alluminio che includono i lavori di alluminio e di falegnameria. Dal 1991 al 2002 lavora sodo ma le richieste col tempo aumentano. Si trasferisce così in via Emilio Bossa, poco distante dal vecchio locale oramai divenuto troppo angusto per le esigenze di produzione. Antonio è pertanto fabbro e serramentista, qualifiche conseguite con le numerose domande da parte di aziende e privati relative a vetri particolari, di infissi per casa e lavori per balconi e finestre. Grazie alla sua bravura e' riuscito a esportare fuori città il suo lavoro, con commesse a Monfalcone, Reggio Emilia, Frosinone, Terracina, Latina. Tra coloro che necessitano della sua manodopera, anche emigrati fuori che costituiscono una clientela fedele. Non mancano diversi architetti cittadini che si rivolgono ad Antonio, tra cui l'Arch. Bossa, cognome abbastanza noto nel vesuviano. Di recente è stato a Follonica da un vecchio amico trasferitosi per realizzare degli infissi in alluminio, gli avvolgibili, ovvero quelle che in gergo sono chiamati tapparelle. Con piacere svolgiamo assieme un breve tour tra gli attrezzi del mestiere: la troncatrice, ideale per tagliare legno ed alluminio; il pantografo, supporta invece la realizzazione degli schemi e delle forme, delle serrature e degli incastri precisi, un tempo disegnati a mano. Il plasma è una macchina ad alta precisione funzionante a laser, munito di una sega che affila e sagoma il ferro. Infine c'è il trapano a colonna che conclude la carrellata  delle macchine. Antonio nel tempo ha messo su famiglia. Ha due figli e una figlia ma non spera che prendano la stessa strada, conoscendo il sacrificio e l'impegno necessari per svolgere la sua mansione artigiana, nonostante non neghi che sia stata un'avventura di conoscenze nella quale si è trovato a suo agio. Precisa però che la presenza di una certa concorrenza non agevoli di gran lunga la produttività. Per giunta i clienti si sono pure rivoluzionati. Da chi sprovveduto chiedeva un lavoro ignorando tutto ciò che poteva esserci dietro, si è passati ai clienti esperti di internet che conoscono già materiali, forme, prezzi e gli chiedono consigli accurati. L'aria di crisi che si respira da un pò ormai tiene banco anche da queste parti:<<Un tempo le commesse erano maggiori, per questo decisi di stabilirmi in un locale più ampio, mentre ora la produzione è lenta, lentissima>>. Un dato su tutti testimonia quanto va affermando Antonio: lavoravano con lui 8 operai fino al mese di giugno. Oggi riesce a sostenere i costi e mandar avanti il lavoro con 5 dipendenti:<<Spero questo tempo passi presto, il lavoro scarseggia ma sto lavorando ad un sito web per cercare nuovi clienti on line>>. E' già buio quando ci congediamo e un caffè conclude lo scorcio di un tardo pomeriggio di dicembre. Resta l'auspicio condiviso che passata la nuttata, nasca una  luce nuova per gli artigiani, autentici maestri del saper fare.

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Le isole si accendono

mercoledì, dicembre 10th, 2008

In occasione delle celebrazioni per il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani, che cade il prossimo 10 dicembre, l’associazione culturale Il Guerriero del Vesuvio e la Federazione Città del Monte hanno dato vita all’operazione “Le isole si accendono – Solstizio d’inverno”, evento dai diversi profili e contenuti culturali, ideato da Mimmo Grasso e Vito Cuppone, in programma dal 9 al 13 dicembre. Poeti, autori, studiosi e performers si alterneranno in alcuni istituti medi e superiori di Ercolano e Portici ed in altre sedi istituzionali dell’area vesuviana per discutere di diritti umani attraverso le diverse forme artistiche ed espressive. I giovani saranno coinvolti nelle letture di poesie e assisteranno alla proiezione di film e corti.

 

- Martedì 9 dicembre, alle ore 20.40, presso il Cinemateatro Roma in Portici, sarà presente Marcia Teophilo, poetessa e antropologa candidata al Nobel per la letteratura, alla visione de "La terra degli uomini rossi".

- Mercoledì 10 dicembre – si terrà alle ore 10.00, presso la S.M.S. “C.Santagata” in Portici, un incontro di poesia e performances artistiche, che vedranno la partecipazione di Marcia Teophilo e Jozsef Birò, poeta e performer ungherese.

- Giovedì 11 dicembre, alle ore 13.00, si terrà la conferenza stampa di presentazione con gli autori presso il ristorante arabo “Amir” in Via S. Chiara a Napoli. Interverranno in quella sede Jòzsef Birò, Luisella Carretta, artista genovese, Mimmo Grasso, Nidaa Khoury, poetessa palestinese, Alberto Masala, esperto di oralità, Gilad Meiri, poeta di Gerusalemme, Giacomo Scotti, giornalista, poeta e saggista, e infine Ronny Someck, poeta militante per la pace e i diritti umani. Alle ore 18.00 presso il Fabric Hostel (Club) in Portici, si terrà una proiezione di cortometraggi selezionati dagli archivi di Mediaterraneum – Mediateca del Mediterraneo di Castellammare di Stabia (www.mediaterraneum.it), curata di Andrea Bagnale, operatore culturale per il settore cinema e supervisore alle attività della struttura stabiese. Seguirà alla proiezione un dibattito con gli autori dei corti selezionati su produzione cinematografica e diritti umani.

- Venerdì 12 dicembre alle ore 10.00 presso l’I.T.C. “A.Tilgher” di Ercolano la proiezione del film di Fulvio Wetzl Lettere dalla Palestina. Sempre alle ore 10.00 presso il Cinemateatro Roma in Portici ci sarà, nell’ambito di “Schermo scuola in Forum” la proiezione di Mineurs di Fulvio Wetzl. Alla proiezione parteciperanno Valeria Vaiano – che leggerà Doppio monologo di Mimmo Grasso e Jozsef Birò. Alle ore 18.00 performance di Luisa Carretta in Transige oltre i confini e lettura di poesie di Alberto Masala presso il Teatro Instabile di Napoli

- Sabato 13 dicembre alle ore 10.30 presso la Dimora Fiume di Pietra seminario sull’interculturalità con la partecipazione di tutti gli autori ospiti della rassegna e alle ore 19.00 presso il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano “Testimonianze sui Diritti umani”, evento che conclude e tira le somme di questa prima sessione invernale dell’intera rassegna. Sono previsti i saluti di Nino Daniele, Sindaco del Comune di Ercolano, di Corrado Gabriele, Assessore all’Istruzione della Regione Campania; testimonianze sui diritti umani ad opera Antonio Di Donna, vescovo ausiliare di Napoli, Mario Guida, consigliere della Provincia di Napoli, Antonio Lanzaro docente di Diritto internazionale, diritti umani e sociali presso l’Università “Federico II” - Napoli, Anita Mosca, attrice e operatrice culturale, Mario Persico, Rettore dell’Istituto Patafisico Partenopeo e Antonio Vitolo, psicanalista. Spazio infine alle poesie con le letture di Valeria Vaiano e Raffaele Rizzo e alla musica con gli Echi Flegrei e i Mescla e il flauto di Valentina Ventura. Diverse le associazioni e gli enti che hanno collaborato a vario titolo alle iniziative: A Fronte Alta, Orientalia Partenopea, Fabric Hostel, Associazione Donne Architetto, Città del Monte, Communitas Vesuviana, Mediaterraneum – Mediateca del Mediterraneo, Contesto laboratorio editoriale.

 

Per ulteriori informazioni  sulle singole iniziative e la lettura delle poesie: www.leisolesiaccendono.spaces.live.com

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I preziosi ricami di Renata

lunedì, dicembre 8th, 2008

Ercolano. Banchetti e bandierine accolgono i passanti all'ingresso degli scavi archeologici. Donne operose sistemano i prodotti di un’arte antica in un mattino decisamente freddo. E’ un’iniziativa a scopo benefico quella organizzata da Annamaria Tammaro, Presidente dell’Associazione Donneuropee Federcasalinghe di Ercolano. La manifestazione, patrocinata dall’Amministrazione comunale, consiste nel proporre articoli di quell'artigianato che va lentamente scomparendo, come l’antica arte del ricamo, tramandata di madre in figlia e ancora molto diffusa nel vesuviano. La finalità è decisamente nobile: i ricavati della vendita degli oggetti saranno infatti utilizzati per acquistare doni ai bambini in condizioni economiche disagiate in occasione della prossima Befana. Un gesto d’umanità verso il prossimo fortemente voluto da Annamaria, donna caparbia e tenace che crede ancora nella bontà d’animo e nella solidarietà delle persone, tratti tipici di una certa parte della napoletanità, la più verace e la più antica, che troppo spesso è offuscata da un individualismo sempre più sfrenato e dall’immagine negativa proposta dai media. Un lungo bancone accoglie i clienti curiosi con creazioni uniche, divise tra “prestofatti”, ovvero lavorazioni a macchina, e lavori a mano, condotti con sapienza dalla signora Renata Orilio e dalla collega Antonietta Tammaro. Entrambe mostrano sulle dita e le mani i segni del sacrificio, le pieghe frutto della pazienza di un lavoro decennale, così maniacale che quasi fa a cazzotti con un mondo veloce. La madre le consigliava di continuare a studiare, ma allo stesso tempo le trasmetteva quella passione fatta di ago, ditale, una sedia e occhi spalancati sul mondo del cucito. Renata ha 17 anni quando questa smania prende forma e si sostanzia, evolvendosi in un interesse concreto, acquisendo dimestichezza nei vari attrezzi da lavoro: punteruolo, ago, telaio, forbici, forbicine, metro, disegno. Per il ricamo viene utilizzato il lino, il più adatto tra i tessuti, ma viene usato di norma anche il cotone e la seta. Le produzioni di Renata non si contano più. Ad ascoltarla non lo si direbbe: una donna minuta e riservata, raccolta nel suo cappellino di lana realizzato forse con le stesse mani con cui si adopera per interi giorni di lavoro, con quella deformazione professionale che, a costo di guardar doppio per la stanchezza, impone a sé stessi di ultimare il lavoro. Le produzioni esposte sono la testimonianza di un talento unico, in passato richiestissimo perché era abitudine donare l’artigianato fatto a mano per le feste importanti. Durante un periodo della sua vita ha lavorato collane di corallo, frontini per i capelli, accessori e complementi d’abbigliamento per ragazze e signore. Dopo il matrimonio, ha proseguito nella sua attività, spaziando con la creazione di cappellini e il recupero di tende antiche. Renata ha restaurato tende e tovaglie antiche per una cara amica che lavora al mercatino di Napoli, cose dismesse che le sono state consegnate e che ha provveduto a recuperare con scrupolosità, riportandole allo splendore originale. Si è trovata anche a riparare l’ombrello caratteristico di qualche porporato, grazie ad un artigiano del presepe che, conoscendo le sue capacità, si rivolse a lei con fiducia. La produzione di Renata e Antonietta è raccolta con ordine: corredini per neonati, camicine, centrini realizzati secondo gli antichi modelli, cuscini per sofà. Gli asciugamani ben rifiniti risaltano per il materiale di cui sono costituiti, la fiandra. Renata ha due figlie, di cui una ha sviluppato la setssa passione materna. Sono molteplici le sottobranche di quest’arte. Il filet, ad esempio, è una di quelle abilità che stanno lentamente scomparendo. Il tempo richiesto è molto per un lavoro fatto a mano con cura maniacale. L’uncinetto invece resta un’attività ancora praticata in queste zone, anche se le ragazze sono sempre meno disposte ad apprendere queste tecniche. La lavorazione dei centrini a forma esagonale, ad esempio, si struttura in varie fasi: dapprima ci si adopera singolarmente per i vari pezzi, poi si uniscono con l'uncinetto stesso e nella terza ed ultima fase si rifinisce con il punto gambero. Ci congediamo che è quasi ora di pranzo. Un assaggio dei buonissimi dolci preparati di buon mattino e un’allegra foto di gruppo, con l’auspicio che il tempo migliori, affinchè siano tanti i cittadini a rendere possibile un gesto d’umanità, avendo modo, al contempo, di apprezzare un’arte ancora così viva.

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