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	<title>Cittadelmonte Pressonline&#187; E&#8217; quadern d&#8217;o Cinema Archivio  &#8211; Cittadelmonte Pressonline</title>
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	<description>Periodico telematico di cultura vesuviana</description>
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		<title>Lo spazio bianco</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 18:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Capozzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LO SPAZIO BIANCO di FRANCESCA COMENCINI ITA,09. Maria, quarantenne single, è alle prese con una maternità prematura: sua figlia è in un’incubatrice, in “uno spazio bianco” tra la nascita e il nulla. Tratto dal bel romanzo della napoletana Valeria Parrella, è un bellissimo film. La regista, anche sceneggiatrice insieme a Federica Pontremoli, ha “scorporato” i passaggi emotivi, sganciandoli dalla levità insidiosa della parola, investendoli di una visualità-vita loro autonoma nella realtà quotidiana, materiale. Ma anch’essa come privata della pesantezza pervadente:[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[LO SPAZIO BIANCO di FRANCESCA COMENCINI ITA,09.

Maria, quarantenne single, è alle prese con una maternità prematura: sua figlia è in un’incubatrice, in “uno spazio bianco” tra la nascita e il nulla. Tratto dal bel romanzo della napoletana Valeria Parrella, è un bellissimo film. La regista, anche sceneggiatrice insieme a Federica Pontremoli, ha “scorporato” i passaggi emotivi, sganciandoli dalla levità insidiosa della parola, investendoli di una visualità-vita loro autonoma nella realtà quotidiana, materiale. Ma anch’essa come privata della pesantezza pervadente: era come illuminata dall’interno, in un ambiente fisico circostante, identificabilissimo, ma non occludente. La Napoli ricostruita è una città interna al cuore, correlata alla disperata, annaspante, ma eroica e forte volontà di vita che circonda la protagonista e la sua figlioletta; che, non a caso, è chiamata Irene, cioè “pace”, equilibrio, nuova volontà di ri-affrontare un futuro pieno di incognite.  La capacità di fare un cinema trasognato ma tangibile e intimo, nello stesso tempo, è il tratto stilistico più evidente dell’autrice. Senza l’attrice Margherita Buy, probabilmente, il film non avrebbe avuto tutte quelle consonanze e sfumature  segrete tra le due esistenze in bilico, e le altre in cerca, come il “collettivo” dei suoi studenti e delle altre mamme dell’ospedale.]]></content:encoded>
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		<title>Complici del silenzio</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 18:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Capozzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Complici del silenzio - Regia: Stefano Incerti - Attori: Alessio Boni, Giuseppe Battiston, Jorge Marrale, Juan Leyrado - Distribuzione: Mediaplex Italia - Paese: Italia 2008 - Uscita Cinema: 17/04/2009 - Genere: Drammatico - Durata: 103’ Argentina, Campionati del Mondo di calcio 1976, Maurizio, cronista sportivo, ha un plico da consegnare ad una donna impegnata nella resistenza contro il regime. Se ne innamora, ma diviene inconsapevole strumento della sua cattura. Napoletano, il regista ha sempre dedicato la massima attenzione alle dinamiche[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: 14px;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"><strong><em>Complici del silenzio</em></strong></span><span style="font-family: 'Times New Roman';"><em> - Regia: Stefano Incerti - Attori: Alessio Boni, Giuseppe Battiston, Jorge Marrale, Juan Leyrado - Distribuzione: Mediaplex Italia - Paese: Italia 2008 - Uscita Cinema: 17/04/2009 - Genere: Drammatico - Durata: 103’ </em></span></span>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="font-size: 14px;">Argentina, Campionati del Mondo di calcio 1976, Maurizio, cronista sportivo, ha un plico da consegnare ad una donna impegnata nella resistenza contro il regime. Se ne innamora, ma diviene inconsapevole strumento della sua cattura. Napoletano, il regista ha sempre dedicato la massima attenzione alle dinamiche storiche e sociali del presente. E, in effetti, il film non è un film “storico” , ma un film saldamente ancorato al presente. Intendiamoci: la ricostruzione storica del ‘78 è ineccepibile; per quanto non invasiva e opprimente, ha la funzione di darci l’atmosfera esistenziale che attraversava quello sciagurato periodo della dittatura argentina di Videla &amp; soci, protrattasi dal ‘76 all’84. Una delle più sanguinarie dell’intera storia contemporanea. Il regista e il suo giovane sceneggiatore Rocco Oppedisano, hanno creato un meccanismo narrativo fondato sul lento rendersi conto del dato storico da parte di un tizio qualunque, mediamente sensibile alle problematiche sociali, che lentamente, ma inesorabilmente s’immerge nella storia. Le sue motivazioni sono individuali, perché s’innamora di Ana, ma non per questo meno reali. La repressione fu così bestiale e indiscriminata che anche ampi segmenti di popolazione giovanile, legati a Parrocchie, e nemmeno completamente politicizzati, furono spietatamente trucidati, come riportato in quell’impressionante, compatta sequenza nella Chiesa. Fu davvero il colmo che la Dittatura, che si ergeva a “Difenditrice dei Valori Cristiani”, ammazzò senza pietà moltissimi cattolici e innumerevoli Preti di base, mentre le alte Gerarchie, pur perfettamente informate, furono titubanti se non favorevoli a questi ammazzatoi. Il regista guarda a questi avvenimenti con l’occhio del presente. Si domanda: ma ciò che è successo, siamo sicuri che non possa ripetersi? Fedele alla lezione di Francesco Rosi, come egli stesso ha dichiarato, parte da storie individuali, che arrivano a confrontarsi con la società. È il caso del protagonista che si presenta all’appuntamento con la storia da inconsapevole, da ingenuo in buona fede, come potrebbe essere anche uno dei nostri giorni che cercasse di confrontarsi con quella situazione storica. Avrebbe enormi difficoltà a comprendere e a spiegarsi l’esatta portata della negatività, della ferocia con cui la Junta golpista decimò un’intera generazione:più di 30mila giovani massacrati, scomparsi senza nome o luogo. Un incredibile massacro. Alessio Boni, “entra” in questo pianeta con umiltà, grazie ad un coinvolgimento non politico o ideologico: è la sua semplicità umana che è messa di fronte all’inenarrabile. Il procedere narrativo è solido e coeso. Illustra con chiarezza scarna e incisiva i fatti, senza fronzoli, ma con sicurezza di montaggio e di organizzazione delle inquadrature. Ma dà anche spazio al mélò, nel dare voce all’indignazione personale e collettiva di fronte alla tracotanza folle e omicida dei carnefici. Questo duplice registro dà forza all’impatto emotivo sullo spettatore. Questa solidità documentaria qualche critico l’ha definita “televisiva”. In realtà è una voluta e ben controllata cifra stilistica. Incerti, in altri suoi film, ha saputo costruire atmosfere più rarefatte e complesse, quando erano funzionali all’approccio narrativo da adottare: come nel bellissimo e misconosciuto<em>“L’Uomo di vetro”</em> (07). Oltre a Boni, gli attori sono tutti di livello: di fascino visivo e ben caratterizzata l’attrice argentina Florencia Raggi, nella parte di Ana.</span></span></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Una notte da leoni</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 18:33:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una notte da leoni - (t.o.: The Hangover) - Regia: Todd Phillips - Attori: Bradley Cooper, Heather Graham, Justin Bartha, Zach Galifianakis, - Distribuzione: Warner Bros. Italia - Paese: USA 2009 - Uscita Cinema: 19/06/2009 - Genere: Commedia - Durata: 98’ L’addio al celibato per Doug si celebra a Las Vegas, insieme ai suoi più cari amici. Ma l’alba del fatidico giorno, il promesso sposo scompare. Ma nemmeno gli amici si ricordano che diamine hanno combinato in quella notte: e[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: 14px;"><strong><em>Una notte da leoni</em></strong><em> - (t.o.: The Hangover) - Regia: Todd Phillips - Attori: Bradley Cooper, Heather Graham, Justin Bartha, Zach Galifianakis, - Distribuzione: Warner Bros. Italia - Paese: USA 2009 - Uscita Cinema: 19/06/2009 - Genere: Commedia - Durata: 98’</em> </span>

<span style="font-size: 14px;"><span style="font-family: arial,helvetica,sans-serif;"><span style="color: #000000;">L’addio al celibato per Doug si celebra a Las Vegas, insieme ai suoi più cari amici. Ma l’alba del fatidico giorno, il promesso sposo scompare. Ma nemmeno gli amici si ricordano che diamine hanno combinato in quella notte: e in più si ritrovano un poppante di pochi mesi tra loro. Presentato in sordina sia in Usa che da noi, ha avuto un successo di passaparola dappertutto: da noi è uscito agli sgoccioli della stagione; ma si è difeso, quanto al gradimento del pubblico. È una commedia divertente. La sceneggiatura di Jon Lucas e Scott Moore, parte dalla fine; ricostruisce in flash-back quanto è accaduto. Ma lo fa organizzando questa ricerca in un’atmosfera di suspence; ma che mantiene intatte le sue prerogative comiche. Non è che ci confonde col genere poliziesco: la sospensione è solo un intelligente pretesto che espande i tempi narrativi, separandoli nei vari percorsi che deve ripercorrere il nostro quartetto. È una modalità comica giocata su più livelli: ce n’è uno decisamente slapstick, scatenato; altri che riflettono su conflitti interpersonali che giungono a soluzioni liberatorie; qualche soluzione narrativa prende in giro lo stesso poliziesco. Altri momenti comici, più in sordina, danno luogo ad analisi psicologiche, pur se inscritte con sicurezza nella generale atmosfera comica, accettabilmente precise e circostanziate. Comunque lo sguardo d’insieme non viene mai meno: l’intreccio complessivo è sempre tenuto presente; nessun personaggio “si perde per strada”, nemmeno quelli in attesa della loro venuta alla cerimonia. Anzi: la sceneggiatura ha un’enorme flessibilità rispetto alle coordinate di sub-genere in cui ci si aspetta che dovrebbe trovarsi il film. Il regista, e i suoi sceneggiatori si sono specializzati nella commedia post-adolescenziale: cioè di quelli che l’allora Ministro Padoa-Schippoa chiamò “mammoni”, i trentenni che rifiutano di “crescere”. Che fuggono il confronto con responsabilità impegnative nell’ambito sentimentale. Il film disattende la rigidità di questi schemi, facendo entrare con grande scioltezza e riuscita altri personaggi, come la ragazza, che ricopre il suo ruolo con veloce e abbastanza dirompente efficacia. Sempre avendo presente la velocità narrativa adottata, che da un certo punto in poi diventa spiazzante. E costruisce altre atmosfere, come quelle di quell’immenso pollaio artificiale che è La Vegas e i suoi Casinò. Gli intrecci che le percorrono reggono e funzionano. Qui si vede la bravura senza fronzoli, di pura efficacia professionale, nel costruire i giusti tempi del fare dei tizi in movimento. Questa è la qualità di Hollywood: saper costruire un prodotto medio godibile, con intelligenza ed efficacia. E c’è spazio pure per un Mike Tyson che con rocciosa energia si prende in giro. Mentre tra gli attori, tutti ben funzionali, spicca la rediviva Heather Graham, in una parte piccola, ma costruita con pimpante maestria e simpatia. Mentre tra i ragazzi, Zach Galfiankis, che è il cognato di Doug, è il più sfrattato, imbranato e simpatico di tutti; mentre Ed Helmes, che sembra il più tranquillo, riserva molte sorprese.</span></span></span>]]></content:encoded>
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		<title>Io, Don Giovanni</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 18:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Capozzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IO, DON GIOVANNI di CARLOS SAURA ITA-SPA-AUSTRIA, 09. Lorenzo Da Ponte, avventuriero e “cosmopolita” (A.Gramsci), librettista d’opera e sciupafemmine: da Venezia a Vienna insieme a Mozart, per creare nel 1787 uno dei più grandi capolavori:”Don Giovanni”. Un film strano, complesso e difficile. Si pone come un ipertesto sull’opera di Mozart. Noi assistiamo, quasi in tempo reale, alla sovrapposizione tra l’esperienza biografica di Da Ponte, allievo e confratello di Casanova nella Massoneria, e la sua trasfigurazione letteraria-operistica nell’opera mozartiana. Il libretto[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[IO, DON GIOVANNI di CARLOS SAURA ITA-SPA-AUSTRIA, 09.

Lorenzo Da Ponte, avventuriero e “cosmopolita” (A.Gramsci), librettista  d’opera e sciupafemmine: da Venezia a Vienna insieme a Mozart, per creare nel 1787 uno dei più grandi capolavori:”Don Giovanni”. Un film strano, complesso e difficile. Si pone come un ipertesto sull’opera di Mozart. Noi assistiamo, quasi in  tempo reale, alla sovrapposizione tra l’esperienza biografica di Da Ponte, allievo e confratello di Casanova nella Massoneria, e la sua trasfigurazione letteraria-operistica nell’opera mozartiana. Il libretto dapontiano è di elegante forza poetica, ma, nello stesso tempo, di una grande duttilità funzionale alle esigenze del “linguaggio” musicale. Il suo sapersi genialmente coniugare con l’immortale musica mozartiana ha reso un servigio non di poco peso alla riuscita dell’opera. Il film, grazie alla fotografia di Vittorio Storaro, esplora livelli espressivi molto audaci (anche se non del tutto nuovi). Che passano dal cinema al teatro-cinema, in cui, cioè, la finzione scenografica diviene particolarmente e volutamente evidente, con coerenza e continuità narrative. Che vengono dalla forte identificazione tematica: quella relativa all’illustrazione illuministica dell’assoluta indipendenza e autonomia di pensiero di Don Giovanni, sottratto al suo banale destino di tombeur  irredento.]]></content:encoded>
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		<title>Drag me to the hell</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 18:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Capozzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[DRAG ME TO THE HELL di SAM RAIMI USA,09. Chris è una bancaria “normale”: né buona né cattiva. Per dimostrarsi tosta rifiuta una dilazione ad una signora, nonostante l’abbia implorata; costei le lancia una maledizione: una Lamia verrà a prenderla. Regista e sceneggiatore, insieme al fratello Ivan, nonché, produttore, S.R. rivela il talento geniale nel comporre un “classico” film del terrore, dalla trama semplice e incalzante, ma dalla messa in scena solida, che non viene mai meno sia nella tensione[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[DRAG ME TO THE HELL di SAM RAIMI USA,09.

Chris è una bancaria “normale”: né buona né cattiva. Per dimostrarsi tosta rifiuta una dilazione ad una signora, nonostante l’abbia implorata; costei le lancia una maledizione: una Lamia verrà a prenderla. Regista e sceneggiatore, insieme al fratello Ivan, nonché, produttore, S.R. rivela il talento geniale nel comporre un “classico” film del terrore, dalla trama semplice e incalzante, ma dalla messa in scena solida, che non viene mai meno sia nella tensione che nella costruzione delle situazioni, assurde ma credibili. Senza i soliti i effetti digitali, grazie a “effettisti” tradizionali di gran talento come J. Schwalm, per i meccanici, per quelli visuali J.D.Christensen, per il Makeup, Greg Nicotero, costruisce una cornice visionaria di finzione costantemente efficace e terrorizzante.  Un film di genere? Certo; ma che suggerisce un apologo morale e politico sul “prendere decisioni”. Cioè il fare che, di fronte all’attuale crisi e all’impoverimento conseguente, obbedisce a regole stabilite senza tener conto dell’umanità e delle conseguenze delle decisioni: perché è in base a quelle che si è giudicati; non in relazione ai suoi effetti. In questo senso il film ci dice che anche la ragazzina più buonina, burrosa e dolce come l’attrice Alison Lohman, perfetta in questo ruolo, si trasforma in un’arpìa]]></content:encoded>
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		<title>Il nastro bianco</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 18:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Capozzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“IL NASTRO BIANCO” di MICHAEL HANEKE; ITA-FRA-GER-AUSTRIA; 09. Germania, vigilia della I Guerra: in una comunità agricola apparentemente serena e ligia alle tradizioni, succedono episodi misteriosi in un crescendo di violenza. Palma D’Oro a Cannes 09, è un’opera costruita con un rigore visuale austero. Il suo bianco e nero (che in realtà è un colore “desaturato”), richiama con decisione un clima culturale, più che una scenografia, di carattere religioso. E’ un protestantesimo rigido, freddo, che solo nella sua sadica e[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[“IL NASTRO BIANCO” di MICHAEL HANEKE; ITA-FRA-GER-AUSTRIA; 09. Germania, vigilia della I Guerra: in una comunità agricola apparentemente serena e ligia alle tradizioni, succedono episodi misteriosi in un crescendo di violenza. Palma D’Oro a Cannes 09, è un’opera costruita con un rigore visuale austero. Il suo bianco e nero (che in realtà è un colore “desaturato”), richiama con decisione un clima culturale, più che una scenografia, di carattere religioso. E’ un protestantesimo rigido, freddo, che solo nella sua sadica e crudele esteriorità si rifà a Dreyer: per il resto è una componente intimamente violenta di educazione di massa all’ipocrisia e alla dissimulazione. Pur non essendo un film horror, ma un’opera di forte impianto civile e storico, costruisce entro il suo spazio vitale, un’atmosfera sospesa di orrore e di paura. E lo fa senza eccedere minimamente in enfasi, solo narrando la piana linearità dei fatti, ma lasciando chiare  tracce di tutte le congetture realisticamente ipotizzabili. Così, sembra dire il regista, si sono educati alla crudeltà collettiva quei ragazzini, in realtà vittime e poi carnefici, prossimi nazisti. Essi stanno infatti attraversando il tunnel della I Guerra Mondiale, che distruggerà quell’apparente pace campestre. Il film riecheggia, con sensibilità figurativa molto del grande cinema tedesco degli anni venti e trenta prima di Hitler.]]></content:encoded>
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		<title>Bastardi senza gloria</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 18:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Capozzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BASTARDI SENZA GLORIA di QUENTIN TARANTINO USA,09. Una banda di soldati americani oltre le linee, uccide e “scalpa” quanti più nazisti può. E c’è la possibilità di beccare Hitler in persona. Siamo di fronte al capolavoro. Tarantino “gioca” coi generi e la storia del cinema, partendo “dal basso”: non dai film importanti, ma dai “B-Movies”, come erano quelli di Enzo G. Castellari, un sanguigno ed efficace regista italiano degli anni 70, specializzato in film d’azione, poliziotteschi, ecc. Misconosciuto alla critica[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[BASTARDI SENZA GLORIA di QUENTIN TARANTINO USA,09.

Una banda di soldati americani oltre le linee, uccide e “scalpa” quanti più nazisti può. E  c’è la possibilità di beccare Hitler in persona. Siamo di fronte al capolavoro. Tarantino “gioca” coi generi e la storia del cinema, partendo “dal basso”: non dai film importanti, ma dai “B-Movies”, come erano quelli di Enzo G. Castellari, un sanguigno ed efficace  regista italiano degli anni 70, specializzato in film d’azione, poliziotteschi, ecc. Misconosciuto alla critica alta, è stato oggetto di vero e proprio culto da Tarantino &amp; soci. Ma che c’ha trovato in sto qua il regista? Un’enorme vitalità. Il modo con cui il cinema divora cannibalescamente tutti i generi possibili, per farne delle cose diverse da come erano prima, trasformandole per il puro piacere di fare intrattenimento: ecco il film di Tarantino. Ma non è solo un divertimento: egli fa entrare in questa ridda di citazioni, delle pulsanti linfe di emozione, costruite  nel grottesco con degli astuti  meccanismi narrativi, come l’odio verso i nazisti, portato ad un diapason assoluto. Ma siamo prigionieri di questa fantasia e “accettiamo” che la Storia abbia un finale hollywoodiano: falso ; certo più gratificante. Il cattivo più di tutti , il Cacciatore degli Ebrei, l’attore Ch.istoph Waltz, ha delle sfumature di perfidia ipocrita, genialmente e allegramente ributtanti.]]></content:encoded>
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		<title>Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 01:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Incoronato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans di Werner Herzog, USA, 2009. Il tenente Terence McDonagh della polizia di New Orleans salva un detenuto che si trova in una cella allagata. Ottiene una medaglia e una prescrizione vitalizia per il Vicodin, potente antidolorifico. Ogni tanto si fa pure di crack e coca insieme alla sua amata Frankie, una prostituta interpretata dalla bellissima e maledetta Eva Mendes. E quando poi una famiglia di afroamericani viene sterminata per motivi di droga, assume[.....]]]></description>
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<div><strong>Il cattivo tenente: ultima chiamata New Orleans di Werner Herzog, USA, 2009.</strong></div>
<div>Il tenente Terence McDonagh della polizia di New Orleans salva un detenuto che si trova in una cella allagata. Ottiene una medaglia e una prescrizione vitalizia per il Vicodin, potente antidolorifico. Ogni tanto si fa pure di crack e coca insieme alla sua amata Frankie, una prostituta interpretata dalla bellissima e maledetta Eva Mendes. E quando poi una famiglia di afroamericani viene sterminata per motivi di droga, assume le indagini, certo di poter incastrare il temutissimo Big Fate. Quello di Herzog non è un capolavoro, e il personaggio di Nicolas Cage non ha lo spessore umano e metafisico del cattivo tenente interpretato da Harvey Keitel. Un confronto tra i due film è, quindi, inutile. Si tratta di pellicole girate con intenti completamente differenti. Ma si può dire certamente che in entrambe prevalgono atmosfere cupe, ben descritte, ambienti profondamente corrotti, nel quale le possibilità di redenzione e di riscatto sono ridotte a zero o quasi. Anche integrarsi nel sistema, diventando un anello dell'infinita catena della degradazione morale, come nel caso del tenente Terence McDonagh, sa di sconfitta, di capitolazione davanti ad un destino avverso, nel quale Dio non viene neppure chiamato in causa, perso com'è nella lontananza siderale dell'essere.</div>]]></content:encoded>
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		<title>Paranormal activity</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 17:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Incoronato</dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film festival]]></category>
		<category><![CDATA[genere horror]]></category>
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		<description><![CDATA[Paranormal activity di Oren Peli, USA, 2007. Micah e Katie sono fidanzati e convivono in un appartamento a San Diego, in California. Katie, sin da piccola, intrattiene una specie di “relazione” con un'entità sovrannaturale, che sembra seguirla ovunque, in tutti i suoi spostamenti. Micah non le crede fino in fondo, si mostra sempre parecchio scettico. Ma, per non deluderla e per verificare empiricamente la cosa, installa nell'abitazione una serie di telecamere, alfine di filmare ogni cosa; e inoltre si serve[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><strong>Paranormal activity di Oren Peli, USA, 2007.</strong></div>
<div>Micah e Katie sono fidanzati e convivono in un appartamento a San Diego, in California.</div>
<div>Katie, sin da piccola, intrattiene una specie di “relazione” con un'entità sovrannaturale, che sembra seguirla ovunque, in tutti i suoi spostamenti. Micah non le crede fino in fondo, si mostra sempre parecchio scettico. Ma, per non deluderla e per verificare empiricamente la cosa, installa nell'abitazione una serie di telecamere, alfine di filmare ogni cosa; e inoltre si serve di una particolare strumentazione tecnica per rilevare tutte le anomalie acustiche, di giorno e di notte, ogni suono, anche il più impercettibile. Si tratta di una produzione americana low cost, che, mescolando sapientemente tutti gli elementi tipici del gena nell'abitazione una serie di telecamere, alfine di filmare ogni cosa; e inoltre si serve di una particolare strumentazione tecnica per rilevare tutte le anomalie acustiche, di giorno e di notte, ogni suono, anche il più impercettibile. Si tratta di una produzione americana low cost, che, mescolando sapientemente tutti gli elementi tipici del genere horror e non solo, ha dato vita ad un film che ha riscosso grande successo in tutto il mondo, dividendo, spesso e volentieri, critica e pubblico. Girato nel 2007 e proiettato per la prima volta allo ScreamFest Film festival, ma distribuito nelle sale statunitensi a partire dall'ottobre 2009, Paranormal activity è girato in stile “falso documentario” e le riprese sono volutamente amatoriali. Girato nell'appartamento del regista, in un ambiente domestico come ve ne sono tanti, un ambiente asciutto, tende a presentarsi come opera realistica, e proprio per questo, forse, ha avuto riscosso il plauso degli spettatori, che molto spesso si sono detti scossi da alcune sequenze.</div>]]></content:encoded>
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		<title>La prima linea di Renato De Maria</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jan 2010 03:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Capozzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[E' quadern d'o Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[mezzogiorno]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[renato de maria]]></category>
		<category><![CDATA[susanna ronconi]]></category>
		<category><![CDATA[Una confessione angoscita in pubblico]]></category>

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		<description><![CDATA[LA PRIMA LINEA di RENATO DE MARIA; ITA-BEL, 09. Catturato nell&#8217;83, Sergio Segio, tra i fondatori dell&#8217;organizzazione terrorista di Prima Linea, dopo qualche tempo, si dissoci&#242; dalla lotta armata. Reo confesso dell&#8217;omicidio del giudice Alessandrini, ha scontato vent&#8217;anni di galera. Il film &#232; tratto dal libro di Segio, reso con forza da R. Scamarcio: ha l&#8217;andamento di una angosciata confessione in pubblico sull&#8217;immensa inutilit&#224; di tutte quelle vite spezzate, di tutta quella crudelt&#224;; in nome, poi, di un sogno di[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; ">LA PRIMA LINEA di RENATO DE MARIA; ITA-BEL, 09. </p>
<p style="text-align: justify; ">Catturato nell&rsquo;83, Sergio Segio, tra i fondatori dell&rsquo;organizzazione terrorista di Prima Linea, dopo qualche tempo, si dissoci&ograve; dalla lotta armata. Reo confesso dell&rsquo;omicidio del giudice Alessandrini, ha scontato vent&rsquo;anni di galera. Il film &egrave; tratto dal libro di Segio, reso con forza da R. Scamarcio: ha l&rsquo;andamento di una angosciata confessione in pubblico sull&rsquo;immensa inutilit&agrave; di tutte quelle vite spezzate, di tutta quella crudelt&agrave;; in nome, poi, di un sogno di pace e di felicit&agrave;, che doveva essere la mitica &ldquo;rivoluzione&rdquo;. Mentre invece ha portato solo dolore. E&rsquo; costruito con maestria tecnica. Parte dalla clamorosa evasione da lui organizzata della terrorista Susanna Ronconi (G.Mezzogiorno), divenuta moglie (poi separati). Su questo tronco s&rsquo;innestano i ricordi che aiutano a ricostruire con efficacia la vicenda tormentata, in qualche modo esemplare, di tutta una fascia di giovent&ugrave; che ader&igrave; alla lotta armata. Sempre pi&ugrave; isolati, sempre pi&ugrave; odiati, trasformarono questa sconfitta politica in una dimensione di pura follia, insensibile al sangue, mentendo a se stessi, illudendosi di poter sopravvivere gridando parole sempre pi&ugrave; prive di senso. Il film rende questo segno con sobriet&agrave;. Si allude a Dostoevskij: giustamente; &egrave; l&rsquo;unico in grado di rendere questo abisso di tragedia individuale e collettiva che &egrave; stato il terrorismo.</p>
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