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	<title>Cittadelmonte Pressonline&#187; Napoli esoterica Archivio  &#8211; Cittadelmonte Pressonline</title>
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	<description>Periodico telematico di cultura vesuviana</description>
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		<title>Il cimitero delle fontanelle</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 01:38:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filomena Anna Maria Miniero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una delle tante tradizioni napoletane, in uso fino agli anni &#8217;60, era quella di &#8220;adottare&#8221; un teschio che aveva dimora nel cimitero delle Fontanelle.&#160;Questo, infatti,&#160;era un ossario, situato nella zona della Sanit&#224;, in cui&#160;furono raccolti, nel corso dei secoli, migliaia di cadaveri. Il&#160;massimo affollamento di corpi&#160;fu raggiunto&#160;durante la peste del 1600.&#160;Gli unici cadaveri&#160;riconosciuti&#160;furono quelli di Filippo Carafa, conte di Cerreto, e sua moglie.&#160;L&#8217;ossario era uno dei luoghi pi&#249; inquietanti della citt&#224;. Nel culto dei morti che vi erano sepolti, la[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Una delle tante tradizioni napoletane, in uso fino agli anni &rsquo;60, era quella di &ldquo;adottare&rdquo; un teschio che aveva dimora nel cimitero delle Fontanelle.&nbsp;Questo, infatti,&nbsp;era un ossario, situato nella zona della Sanit&agrave;, in cui&nbsp;furono raccolti, nel corso dei secoli, migliaia di cadaveri. Il&nbsp;massimo affollamento di corpi&nbsp;fu raggiunto&nbsp;durante la peste del 1600.&nbsp;Gli unici cadaveri&nbsp;riconosciuti&nbsp;furono quelli di Filippo Carafa, conte di Cerreto, e sua moglie.&nbsp;L&rsquo;ossario era uno dei luoghi pi&ugrave; inquietanti della citt&agrave;. Nel culto dei morti che vi erano sepolti, la religione si mischiava con la superstizione e la credenza pagana, portando cos&igrave; la chiesa a&nbsp;pronunciarsi&nbsp;contro l'uso di&nbsp;adottare&nbsp;questi crani. Il cimitero&nbsp;&egrave; composto da&nbsp;gallerie lunghe ed ampie nelle quali i cadaveri aumentavano sempre pi&ugrave;, perch&eacute; erano inseriti anche i resti dei corpi ritrovati durante scavi archeologici. Voci dicono che un monaco cont&ograve; fino ad otto milioni di cadaveri. Tornando all&rsquo;adozione dei teschi, bisogna dire&nbsp;che alla maggior parte dei&nbsp;resti umani raccolti&nbsp;nell&rsquo;ossario non corrisonde un nome. La gente del popolo si prendeva cura dei loro resti costruendo per loro, a seconda delle diverse disponibilit&agrave; economiche, dei veri e propri tempietti&nbsp;in cui&nbsp;riporli, anche per protezione. Tali costruzioni potevano essere in marmo o in legno, ma queso&nbsp;era poco importante. Ci&ograve; che in realt&agrave; contava era avere cura delle anime dei defunti, cos&igrave; che dal Purgatorio potessero arrivare in Paradiso liberandosi. Una ricompensa era data a coloro che se ne prendevano cura,&nbsp;una sorta&nbsp;di&nbsp;&nbsp;&ldquo;favori dall&rsquo;oltretomba&rdquo;. La maggior parte delle persone decidevano di curare resti umani per un sogno fatto o soltanto per guadagnarsi un posto in Paradiso. Oggi purtroppo non &egrave; facilissimo accedere all&rsquo;ossario: le visite sono consentite soltanto durante il maggio dei monumenti. Quindi&nbsp;il lettore&nbsp;interessato a conoscerlo dovr&agrave; pazientare ancora qualche mese. </span></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il monastero di Santa Chiara</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 15:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filomena Anna Maria Miniero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Del centro storico abbiamo parlato diverse volte, anche perch&#233; essendo la parte pi&#249; antica della citt&#224; &#232; piena di succulente storie che fanno al caso nostro. Piazza del Ges&#249; nuovo, via San Sebastiano, San Domenico&#160; maggiore, sono siti esoterici per eccellenza; gi&#224; ho narrato della famiglia Di Sangro e dei misteri celati dietro di essa. Sempre tra Spaccanapoli e il Ges&#249; nuovo per secoli sono esistiti luoghi di culto e, anche se oggi in tali posti non &#232; cos&#236;, continuano[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Del centro storico abbiamo parlato diverse volte, anche perch&eacute; essendo la parte pi&ugrave; antica della citt&agrave; &egrave; piena di succulente storie che fanno al caso nostro. Piazza del Ges&ugrave; nuovo, via San Sebastiano, San Domenico&nbsp; maggiore, sono siti esoterici per eccellenza; gi&agrave; ho narrato della famiglia Di Sangro e dei misteri celati dietro di essa. Sempre tra Spaccanapoli e il Ges&ugrave; nuovo per secoli sono esistiti luoghi di culto e, anche se oggi in tali posti non &egrave; cos&igrave;, continuano a vagare le anime di preti e monache che vissero lungo quelle strade.</span></span><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Tra piazza del Ges&ugrave; nuovo e San Domenico maggiore, c&rsquo;&egrave; un altro monastero, quello di Santa Chiara.</span></span><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Sarebbe futile sottolineare la maestosit&agrave; della struttura, &egrave; un bellissimo esempio di arte gotica, la cosa che maggiormente lo caratterizza &egrave; la tranquillit&agrave; che si pu&ograve; trovare nel chiosco, angolo di meditazione nel caos di una metropoli in continuo movimento come Napoli.&nbsp;</span></span><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">A questa chiesa &egrave; legato un grande mistero: la morte della regina Giovanna I d&rsquo;Angi&ograve;. Ella fu uccisa nel 1382 nel Castello di Muro da Carlo III di Durazzo. Purtroppo non venne data degna sepoltura alla regina perch&egrave; fu scomunicata dalla chiesa a causa dell&rsquo;appoggio dato all&rsquo;antipapa Clemente VII. Si narra che le sue spoglie siano rimaste all&rsquo;interno del convento, da qui si aleggia la leggenda del suo fantasma. La sua &egrave; un&rsquo; esile figura che si aggira per i vicoletti del centro, &nbsp;passeggia tenendo il capo chino; voci dicono che il suo sguardo sia mortale, ma se cos&igrave; fosse nessuno &egrave; restato in vita poi per raccontarlo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; ">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; ">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
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		<title>Donna Regina, Donnalbina, Donna Romita</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 21:38:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filomena Anna Maria Miniero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Se volete per poco dimenticare le nostre folli passioni, i nostri idii taciturni, i nostri volti pallidi, le nostre anime sconvolte, io vi parler&#242; di altre passioni diversamente folli, di altri odii, di altri pallori, di altre anime. Se volete io vi narrer&#242; la leggenda delle tre sorelle: Donnalbina, Donna Romita, Donna Regina&#8221;. Cos&#236; Matilde Serao inizia a raccontare la storia delle tre sorelle di casa Toraldo, &#160;dell&#8217;amore, di &#160;&#160;quell&#8217;amore proibito, ripudiato, abbandonato.Donna Regina, Donnalbina, Donna Romita, avevano rispettivamente diciannove,[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><span style="font-family: Arial; "> </span></p>
<p style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; ">&ldquo;<i>Se volete per poco dimenticare le nostre folli passioni, i nostri idii taciturni, i nostri volti pallidi, le nostre anime sconvolte, io vi parler&ograve; di altre passioni diversamente folli, di altri odii, di altri pallori, di altre anime. Se volete io vi narrer&ograve; la leggenda delle tre sorelle: Donnalbina, Donna Romita, Donna Regina&rdquo;.</i></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Cos&igrave; Matilde Serao inizia a raccontare la storia delle tre sorelle di casa Toraldo, &nbsp;dell&rsquo;amore, di &nbsp;&nbsp;quell&rsquo;amore proibito, ripudiato, abbandonato.Donna Regina, Donnalbina, Donna Romita, avevano rispettivamente diciannove, diciassette e quindici anni. Purtroppo erano orfane di madre, e &nbsp;il barone Toraldo (il padre) &nbsp;ebbe il privilegio dal re Roberto d&rsquo;Angi&ograve; di conservare il nome della famiglia alle nozze della primogenita.Le tre donne erano molto diverse tra loro, non solo per l&rsquo;aspetto ma anche per la personalit&agrave;.Donna Regina era la maggiore, era lei che sposandosi avrebbe mantenuto il nome familiare,austera, superba, una bella bruna dagli occhi neri e pensosi. Era responsabile delle sorelle minori.Donnalbina era la femminilit&agrave; fatta persona, con i suoi capelli biondi e gli occhi cerulei, &nbsp;graziosa e sensibile, proprio come si richiede ad una dama.L&rsquo;ultima, anch&rsquo;essa di estrema bellezza, bionda e con bellissimi occhi verdi, era la pi&ugrave; irrequieta delle tre,viveva la fase adolescenziale della vita ,con momenti di estrema felicit&agrave; ed altri di grande solitudine.Il loro rapporto si incrin&ograve; irreparabilmente quando il re promise in matrimonio a Donna Regina un nobile cavaliere,bello ed aitante, Don Filippo Capace. La futura sposa era pi&ugrave; che entusiasta della decisione presa dal re perch&eacute; innamorata da tempo del cavaliere. Ma la sua quiete fu interrotta dalla confessione delle sorelle, tutte loro amavano lo stesso uomo. Ma Filippo Capace ricambiava solo uno di quei sentimenti, egli amava Donna Romita. Allora,dopo tempo che vivevano evitandosi a palazzo,le donne &nbsp;presero la stessa decisione, ritiransi in monastero. Questo era l&rsquo;unico modo per espiare i peccati commessi, perch&eacute; una amava senza essere ricambiata, una era addirittura odiata e l&rsquo;ultima, la piccina,&nbsp; offese&nbsp; gravemente la sorella maggiore.Cos&igrave; il desiderio del padre, il barone Toraldo, non fu mai esaudito. Il loro nobile nome scompar&igrave; l&igrave; dove mor&igrave; l&rsquo;amore.Ancora oggi si crede che le anime delle tre nobildonne vaghino in cerca del perdono, dell&rsquo;amore perduto e della pace tra le antiche vie di Mezzocannone.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="justify">&nbsp;</p>]]></content:encoded>
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		<title>Raimondo di Sangro VII Principe di Sansevero</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 16:31:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filomena Anna Maria Miniero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Figura sempre circondata da un&#8217;alea di mistero e curiosit&#224; &#232; quella di Raimondo di Sangro, principe di Sansevero. Noto per il grande acume, tanto da essere considerato in giovent&#249; un genio, era appassionato di scienze, arte, letteratura. Prima di parlar dei misteri che si celano dietro questo nome, &#232; necessario fornire al lettore alcuni cenni biografici. Raimondo nacque a Torremaggiore nel 1710. Fu sfortunato da bambino,&#160;perch&#233; la madre, Cecilia Gaetani dell&#8217;Aquila d&#8217;Aragona, mor&#236; poco dopo la sua nascita. Il[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Figura sempre circondata da un&rsquo;alea di mistero e curiosit&agrave; &egrave; quella di Raimondo di Sangro, principe di Sansevero. Noto per il grande acume, tanto da essere considerato in giovent&ugrave; un genio, era appassionato di scienze, arte, letteratura. Prima di parlar dei misteri che si celano dietro questo nome, &egrave; necessario fornire al lettore alcuni cenni biografici. Raimondo nacque a Torremaggiore nel 1710. Fu sfortunato da bambino,&nbsp;perch&eacute; la madre, Cecilia Gaetani dell&rsquo;Aquila d&rsquo;Aragona, mor&igrave; poco dopo la sua nascita. Il padre, invece, &nbsp;per alcuni misfatti compiuti, fu costretto a lasciare il suo paese e a trasferirsi a Roma, citt&agrave; nella quale prese i voti, rinchiudendosi in convento. Raimondo cos&igrave; fu allevato dai nonni paterni, grazie ai quali acquist&ograve; &nbsp;il titolo di VII Principe di Sansevero. A Napoli la famiglia di Sangro alloggiava a piazza San Domenico maggiore e in quei dintorni, precisamente a via Francesco de Sanctis, &egrave; ancora oggi ubicata la loro cappella funebre, nella quale &egrave; custodita un opera di impareggiabile bellezza, il cosiddetto <i>Cristo velato</i> ( Giuseppe Sanmartino 1753). Il principe di Sangro, per intelletto e capacit&agrave;, &nbsp;era considerato dal popolo napoletano e dalla ignorante borghesia dell&rsquo;epoca uno stregone, motivo per il quale le leggende si sono sempre sprecate riguardo alla sua persona. Le storie sulla sua attivit&agrave; di alchimista sono numerose. Si narra che il principe si fece tagliare a pezzi da un suo servo per poi farsi riporre in una cassa, dicendo che, riaprendo questa dopo un periodo da lui stabilito, sarebbe resuscitato. Purtroppo i familiari non erano a conoscenza della decorrenza del tempo e aprirono in anticipo la cassa, provocando una non perfetta ricomposizione del corpo del principe e di conseguenza la sua definitiva morte. Questa &egrave; solo una delle tante credenze che circondano il nobiluomo. Si narra, infatti, che dalla pelle e dalle ossa di&nbsp;sette cardinali cre&ograve; altrettante sedie. Ma chi fosse affascinato non solo dal velo esoterico presente &nbsp;nella vita del principe, ma anche dalle attivit&agrave; scientifiche ed artistiche, deve assolutamente visitare la Cappella della famiglia di Sangro. E&rsquo; stata interessante la scoperta nei suoi sotterranei di due scheletri, un uomo e una donna, caratterizzati da &nbsp;un particolare alquanto bizzarro: entrambi sono ricoperti ancora del sistema venoso e arterioso ed hanno alcuni organi . Sono varie le tesi riguardo la perfetta conservazione di questi resti mortali. La prima &egrave; che il principe fu aiutato da un medico anatomista che ricostru&igrave; il sistema arterioso-venoso con cera d&rsquo;api e altre sostanze. La seconda, invece, sostiene che fu lo stesso Raimondo di Sangro a compiere il fatto grazie alle sue conoscenze scientifiche ed alchemiche. Voci di popolo affermano che durante alcune notti di luna piena, per le vie del centro storico di Napoli, si sentono i rumori di una carrozza (quella di Raimondo?), che sembra interrompere la propria corsa proprio davanti a quella che fu la residenza del principe. In ogni caso, la storia del di Sangro &egrave; probabilmente solo un lampante esempio di quanto possano arrivare a partorire la superstizione e l&rsquo;ignoranza del basso popolo, il quale finisce con l&rsquo;attribuire torbide faccende e orridi delitti ad un uomo colpevole soltanto di possedere un intelligenza fuori dal normale. </span></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il fantasma degli avvocati</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 18:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filomena Anna Maria Miniero</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Castel Capuano]]></category>
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		<category><![CDATA[Giuditta Guastamacchia]]></category>
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		<description><![CDATA[Percorrendo il&#160;centro storico di Napoli non si pu&#242; non osservare il maestoso Castel Capuano, fondato da Guglielmo il Malo, secondo Re di Napoli, sede del vecchio tribunale. Come molti edifici storici, &#232; stato, con il passare dei secoli, teatro di oscure vicende.&#160;Tra il 1600 ed il 1700 era l&#236; presente la Gran corte della Vicaria, insieme al carcere. In questo&#160;luogo erano rinchiusi tutti&#160;i responsabili di efferati omicidi, soprusi e violenze. Ma la figura pi&#249; conosciuta oggigiorno &#232; il cosiddetto &#8220;fantasma[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Percorrendo il&nbsp;centro storico di Napoli non si pu&ograve; non osservare il maestoso Castel Capuano, fondato da Guglielmo il Malo, secondo Re di Napoli, sede del vecchio tribunale. </span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Come molti edifici storici, &egrave; stato, con il passare dei secoli, teatro di oscure vicende.</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">&nbsp;Tra il 1600 ed il 1700 era l&igrave; presente la Gran corte della Vicaria, insieme al carcere. In questo&nbsp;luogo erano rinchiusi tutti&nbsp;i responsabili di efferati omicidi, soprusi e violenze. Ma la figura pi&ugrave; conosciuta oggigiorno &egrave; il cosiddetto &ldquo;fantasma degli avvocati&rdquo;, Giuditta Guastamacchia. </span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Donna estremamente affascinante, che&nbsp;con la sua&nbsp;bellezza riusc&igrave; ad ammaliare&nbsp;&nbsp;molti uomini, portandoli a commettere crimini&nbsp; terrificanti. Ella fu accusata di omicidio, uccise il marito con l&rsquo;aiuto del padre dell&rsquo;amante e di un chirurgo che, abbagliato dal suo splendore,&nbsp;si lasci&ograve; coinvolgere&nbsp;nel misfatto. Dopo il processo, la donna fu impiccata e decapitata.&nbsp;Successivamente la sua testa fu esposta da una delle finestre della Gran Corte della Vicaria. Questo per&ograve; non le impedisce, come leggenda narra, di ritornare ogni anniversario della sua morte tra le ampie e buie stanze del castello. Si narra che a Castel Capuano si aggirassero molte anime tumultuose, che scombussolavano archivi e&nbsp; fascicoli legali,&nbsp; ma nonostante questo, riuscivano perfettamente a&nbsp; convivere con le centinaia di persone&nbsp;che frequentavano il palazzo. </span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">Adesso il tribunale &egrave; stato spostato al Centro Direzionale. Sorge spontanea una domanda&nbsp;: &quot;necessit&agrave; di una nuova struttura o troppi inquilini, diciamo cos&igrave;&hellip;particolari?&quot;</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
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		<title>Palazzo Fuga</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 16:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filomena Anna Maria Miniero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuando l&#8217;itinerario attraverso i luoghi esoterici napoletani, non passa inosservato il maestoso edificio settecentesco voluto da Carlo I di Borbone, noto come palazzo Fuga. Sito a piazza Carlo III, che per chi non fosse pratico della zona &#232; l&#8217;enorme piazza che sta al termine di via Foria dopo l&#8217;orto botanico, &#232; una costruzione alquanto particolare data la sua grandezza e l&#8217;elevato numero di finestre che affacciano sulla piazza stessa.Il palazzo, su idea del re Carlo, fu costruito da Ferdinando Fuga.[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Continuando l&rsquo;itinerario attraverso i luoghi esoterici napoletani, non passa inosservato il maestoso edificio settecentesco voluto da Carlo I di Borbone, noto come palazzo Fuga. Sito a piazza Carlo III, che per chi non fosse pratico della zona &egrave; l&rsquo;enorme piazza che sta al termine di via Foria dopo l&rsquo;orto botanico, &egrave; una costruzione alquanto particolare data la sua grandezza e l&rsquo;elevato numero di finestre che affacciano sulla piazza stessa.Il palazzo, su idea del re Carlo, fu costruito da Ferdinando Fuga. Inizialmente l&rsquo;obiettivo era quello di creare un piccolo &ldquo;resort&rdquo; che potesse ospitare un ricco numero di persone. Sfortunatamente l&rsquo;intento non &egrave; mai stato raggiunto, infatti nel 1790 fu utilizzato come carcere minorile e raggiunse il totale decadimento nel 1980 dopo il terremoto che caus&ograve; la distruzione di una parte di esso.Oggigiorno l&rsquo;edificio &egrave; abitato da alcune famiglie terremotate, ci sono anche delle officine e attivit&agrave; simili senza togliere qualche abusivo, mentre tutta un&rsquo;ala &egrave; completamente disabitata. Fatta questa breve introduzione, provate soltanto ad immaginare quante storie siano state raccontante sul palazzo nel trascorrere dei secoli, quali misteri si celano dietro quelle buie finestre disabitate. Alcuni&nbsp; &nbsp;sostengono di vedere durante la notte alcune sale illuminarsi, creando nell&rsquo;oscurit&agrave; totale un gioco di ombre. Di sicuro il palazzo avr&agrave; svariati ospiti, alcuni sotto forma di ectoplasma, altri invece di natura umana, come i senza-tetto che l&igrave; cercano rifugio nelle notti di pioggia. Credo sia pi&ugrave; prudente non addentrarsi nel palazzo, ma a coloro che volessero provarci non sar&ograve; io a vietarlo, posso soltanto dire che la cosa sar&agrave; a loro rischio e pericolo.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
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		<title>O&#8217; Munaciello</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 13:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filomena Anna Maria Miniero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Napoli &#232; nota, oltre che per bellezza artistica e culturale, anche per le tante leggende che con il passare del tempo si tramandano di generazione in generazione.Protagonista indiscusso di numerose storie &#232; &#8220;o&#8217; munaciello&#8221;, spiritello dispettoso, che a volte per&#242; pu&#242; portare anche una discreta fortuna. Spesso capita che se in casa non si trova qualcosa oppure &#232; stata spostata in un altro posto, si &#232; soliti dare la colpa al monaciello, che compie gesti del genere per suo diletto.[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><span style="font-size: small; "><span style="font-family: Arial; ">Napoli &egrave; nota, oltre che per bellezza artistica e culturale, anche per le tante leggende che con il passare del tempo si tramandano di generazione in generazione.Protagonista indiscusso di numerose storie &egrave; &ldquo;o&rsquo; munaciello&rdquo;, spiritello dispettoso, che a volte per&ograve; pu&ograve; portare anche una discreta fortuna. Spesso capita che se in casa non si trova qualcosa oppure &egrave; stata spostata in un altro posto, si &egrave; soliti dare la colpa al monaciello, che compie gesti del genere per suo diletto. Matilde Serao, autrice del libro &ldquo;Leggende napoletane&rdquo;, racconta il mito dello spiritello dalle origini. Leggenda vuole che tutto nacque dall&rsquo;amore di due giovani, Stefano e Caterina. Amore che non era ben visto dalle famiglie al punto da provocare la violenta morte del ragazzo. Dopo quest&rsquo;episodio Caterina si rinchiude in un convento di monache. La vita in convento cambia con l&rsquo;arrivo del suo bambino, il quale purtroppo nacque molto piccolo e nonostante la crescita il suo corpo non sembrava mutare. Preoccupata dalle sembianze del figlio, Caterina fa voto alla madonna, vestendo in suo onore il bambino con una tunica bianca e nera. Non ci fu niente da fare, l&rsquo;unica cosa a crescere era la testa, il corpo restava quello di un bambino. Alla morte della madre, il monaciello continu&ograve; a vivere dalle monache, era conosciuto dagli abitanti del quartiere che lo deridevano e gli diedero tale nome a causa delle sue sembianze e della tunica che indossava . Mor&igrave; per cause incerte, c&rsquo;&egrave; chi dice che il diavolo l&rsquo;abbia trascinato all&rsquo;inferno, com&rsquo;&egrave;&nbsp;solito fare con tutte le sue creature, pi&ugrave; probabilmente fu ucciso dalla famiglia di Caterina perch&eacute; illegittimo. Il suo spirito rimase l&igrave; nel quartiere divertendosi alle spalle di coloro che in vita lo schernivano.Oggigiorno si conoscono due aspetti del munaciello, uno benevolo, e l&rsquo;altro malvagio. Nel primo caso lo spiritello &egrave; solito portare regali o danaro nelle abitazione che visita, al contrario nel secondo porta via oggetti preziosi, suppellettili e denaro.Questa storia ci aiuta a capire che spesso le leggende che narrano spiriti maligni, streghe, janare e monacielli hanno un qualcosa di veritiero. In vita sono state persone sfortunate e la morte non ha portato loro sollievo. Cercano semplicemente un po&rsquo; di pace, che forse non arriver&agrave; mai.</span></span><span style="small"><span style="Arial"> </span></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Nobili segreti a palazzo Donn&#8217;Anna</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 11:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Filomena Anna Maria Miniero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi non &#232; mai stato affascinato dal mistero? Dai segreti pi&#249; reconditi che i vicoli di Napoli possono nascondere? Per soddisfare tale sete di conoscenza ho ben pensato di iniziare un itinerario attraverso il quale poter svelare (per quel che conosco) storie di fantasmi e, perch&#233; no, di amanti maledetti che hanno, nel passato, riempito le superbe strade della nostra citt&#224;. Questa volta parler&#242; della storia di un palazzo sito in via Posillipo, una delle zone pi&#249; suggestive di Napoli,&#160;dove[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span><span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;">Chi non &egrave; mai stato affascinato dal mistero? Dai segreti pi&ugrave; reconditi che i vicoli di Napoli possono nascondere? Per soddisfare tale sete di conoscenza ho ben pensato di iniziare un itinerario attraverso il quale poter svelare (per quel che conosco) storie di fantasmi e, perch&eacute; no, di amanti maledetti che hanno, nel passato, riempito le superbe strade della nostra citt&agrave;. Questa volta parler&ograve; della storia di un palazzo sito in via Posillipo, una delle zone pi&ugrave; suggestive di Napoli,&nbsp;dove molti trascorrono le calde notti d&rsquo;estate per respirare la fresca brezza marina. Tale maestoso edificio &egrave;&nbsp;noto come Palazzo Donn&rsquo;Anna. Per chi ancora non lo conoscesse esso cade a picco sul mare di Posillipo e, mentre la facciata principale &egrave; interamente restaurata ed ha degli inquilini, il retro &egrave; disabitato. Di notte &egrave; suggestivo guardare l&rsquo;edificio, le finestre che affacciano sul golfo sono illuminate dal solo bagliore della luna. Leggenda narra che il palazzo fu abitato anticamente da numerose dame della Napoli bene protagoniste di amori passionali che terminavano con la morte&nbsp;dei partners, gettati direttamente a mare tramite una botola . I pi&ugrave; ancora oggi dicono che di notte dalla parte disabitata del palazzo echeggino i lamenti degli sfortunati amanti. La pi&ugrave; famosa tra le padrone del palazzo &egrave; stata Anna Carafa, moglie di Ramiro Guzm&agrave;n, duca di Medina. Lei ,come le altre donne che vissero nella casa, era conosciuta per la sua bellezza ma soprattutto per la sua infedelt&agrave;.&nbsp;Si racconta che abbia avuto una relazione con il nobile Gaetano Casapenna. Fin qui tutto normale potreste dir, voi cari lettori, ma il mistero si infittisce quando entra in scena la nipote del duca di Medina, Mercede de la Torres, bellissima donna spagnola dalla bruna chioma. Per la sua&nbsp;bellezza Mercede si era fatta notare anche dal Casapenna che intrattenne con lei una relazione clandestina. Tal cosa fece infuriare Anna Carafa che prima dell&rsquo;arrivo della nipote era la pi&ugrave; corteggiata e la pi&ugrave; ammirata, e forse fu proprio&nbsp;la gelosia che&nbsp;la spinse a compiere qualche insano gesto. Dopo una lite tra le due infatti, della bella spagnola non se ne ebbero pi&ugrave; tracce; c&rsquo;&egrave; chi la vuole rinchiusa in convento, ma la verit&agrave; dei fatti resta sconosciuta. Il Casapenna continu&ograve; a cercare la sua amata fino alla morte e si pensa che ancora oggi si aggirino nel palazzo le anime tormentate dei due sfortunati amanti. Questa &egrave; solo una delle tante storie che popolano le strade di Napoli, storie di amori perduti, gelosie fatali, focosi tradimenti ed ovviamente un pizzico di mistero non pu&ograve; che aggiungere del pepe alla ricetta di questa nuova rubrica.</span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
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