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	<title>Cittadelmonte Pressonline&#187; Saggezza popolare Archivio  &#8211; Cittadelmonte Pressonline</title>
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	<description>Periodico telematico di cultura vesuviana</description>
	<lastBuildDate>Thu, 03 Jun 2010 12:39:32 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Chi pecora se fa&#8217; &#8216;o lupo s&#8217; &#8216;a magna</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 20:12:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Nardiello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggezza popolare]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio]]></category>
		<category><![CDATA[detti popolari]]></category>
		<category><![CDATA[la pecora e il lupo]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto di lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Chi può dire di non aver mai ricevuto un consiglio da una persona più esperta di noi con un detto o un aforisma? Quale modo migliore per sintetizzare in poche sillabe una lezione di vita se non quello di utilizzare  un proverbio, in special modo se in forma dialettale? E’ così, infatti, che si tramandano di generazione in generazione concetti che si posso capire solo con l’esperienza che si prova sulla propria pelle e che ci vengono forniti in questo[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chi può dire di non aver mai ricevuto un consiglio da una persona più esperta di noi con un detto o un aforisma? Quale modo migliore per sintetizzare in poche sillabe una lezione di vita se non quello di utilizzare  un proverbio, in special modo se in forma dialettale? E’ così, infatti, che si tramandano di generazione in generazione concetti che si posso capire solo con l’esperienza che si prova sulla propria pelle e che ci vengono forniti in questo concentrato di saggezza da ricordare e diffondere alle future generazioni. «’A nonna mia riceva sempr’: Chi pecora se fa' 'o lupo s' 'a magna». Questo è il proverbio che abbiamo scelto oggi. Quanta verità si trova in così poche parole…se ti comporti da pecora vieni mangiato dal lupo. Una sintesi perfetta delle relazioni interpersonali, applicabile a qualunque tipo di rapporto, dall’amicizia all’amore, dal rapporto di lavoro alla contrattazione commerciale. La pecora, simbolo di debolezza e scarsa furbizia che viene sicuramente sbranata dal forte e scaltro lupo. Ma non si nasce pecora o lupo, ci si comporta nell’una o nell’altra maniera a seconda del caso. Partire a capo chino, dunque, è garanzia di sconfitta. Oggi come ieri, e come sarà domani, il mondo intero è sempre pronto a comportarsi da lupo se ci si mostra pecore. Forza e coraggio, dunque, e buona memoria!</p>
<p style="text-align: justify;"></p>

<div class="imageframe alignleft" style="width: 139px;"><a title="115019" href="http://static.cittadelmonte.info/img/2010/02/115019.gif" target="_blank"><img class="attachment wp-att-3414" src="http://static.cittadelmonte.info/img/2010/02/115019.gif" alt="115019 Chi pecora se fa o lupo s a magna" width="139" height="150" title="Chi pecora se fa o lupo s a magna" /></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Nun sfruculià &#8216;a mazzarella &#8216;e San Giuseppe</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 18:16:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Sorrentino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggezza popolare]]></category>
		<category><![CDATA[espressione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Nun sfruculi&#224; &#8216;a mazzarella &#8216;e San Giuseppe&#8221;. Quante volte ci siamo sentiti muovere tale esortazione!Probabilmente, molti ne conosceranno il significato, insito appunto nell&#8217;avvertimento a non perdurare nell&#8217;infastidire, provocare e punzecchiare. Eppure, con altrettanta probabilit&#224;, davvero in pochi ne conosceranno l&#8217;origine. L&#8217;espressione, che letteralmente invita a non &#8220;sfregare&#8221; (dal latino &#8220;fricare&#8221; sminuzzare) il bastone del Santo, vede, infatti, la sua origine nel XVIII secolo, allorch&#233; il celebre tenore partenopeo Nicola Grimaldi riusc&#236; a recuperare dall&#8217;Inghilterra una delle tante false &#34;reliquie&#34; esistenti[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">&ldquo;Nun sfruculi&agrave; &lsquo;a mazzarella &lsquo;e San Giuseppe&rdquo;. Quante volte ci siamo sentiti muovere tale esortazione!Probabilmente, molti ne conosceranno il significato, insito appunto nell&rsquo;avvertimento a non perdurare nell&rsquo;infastidire, provocare e punzecchiare. Eppure, con altrettanta probabilit&agrave;, davvero in pochi ne conosceranno l&rsquo;origine. L&rsquo;espressione, che letteralmente invita a non &ldquo;sfregare&rdquo; (dal latino &ldquo;fricare&rdquo; sminuzzare) il bastone del Santo, vede, infatti, la sua origine nel XVIII secolo, allorch&eacute; il celebre tenore partenopeo Nicola Grimaldi riusc&igrave; a recuperare dall&rsquo;Inghilterra una delle tante false &quot;reliquie&quot; esistenti in giro per l'Europa: per l&rsquo;appunto, il bastone di San Giuseppe. All&rsquo; epoca, anche se alcuni studiosi lo ritengono tuttora, si credeva si trattasse effettivamente del bastone (o, almeno, di un &ldquo;pezzo&rdquo; o &ldquo;avanzo&rdquo; dello stesso) al quale San Giuseppe soleva stancamente appoggiarsi e che, per motivi del tutto ignoti, era giunto in Inghilterra, dove, secondo quanto riferito da Salvatore Maturanzo, il Grimaldi, grazie alla sua fama e influenza, sarebbe riuscito a strapparlo &ldquo;dalle mani degli eretici&hellip;per trasportarlo a Napoli&rdquo;. Avendo, per&ograve;,&nbsp; il settecentesco tenore l&rsquo;abitudine di esporre la reliquia alla venerazione dei fedeli, durante i festeggiamenti del Santo, e avendo notato che gli stessi avevano tentato pi&ugrave; volte di portarne via qualche scheggia, aveva posto a custodia della stessa un suo domestico veneziano che, ad ogni tentativo, redarguiva col sopraccitato motto i malintenzionati. Attualmente, di tale venerazione &egrave; rimasto, purtroppo, ben poco, con la reliquia, insieme a quant&rsquo;altro appartenuto al Santo, custodita sempre gelosamente a Napoli, nella congregazione di San Giuseppe dei Nudi. E state certi che l&igrave; non potrete affatto andarla a &quot;sfruculiuare&quot;.</span></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Orme di santità a Torre del Greco</title>
		<link>http://cittadelmonte.info/2008/12/23/orme-di-santita-a-torre-del-greco/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 03:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Giustiniano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggezza popolare]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[opera]]></category>
		<category><![CDATA[opere]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[Torre del Greco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il vento che soffiava forte a Torre del Greco in un giorno di dicembre del 1831 portava, insieme ai rintocchi lenti delle campane, una notizia grave: &#60;&#60;&#232; morto il curato>>. Quelli che lo avevano conosciuto e amato gioivano tra le lacrime. La gente diceva &#60;&#60;Beato a isso! Beato Lui!>>. Se da un lato, infatti, erano addolorati per la grande perdita, dall&#8217;altro si consolavano nella certezza che il loro buon parroco gi&#224; godesse della Grazia del Signore. Sebbene per la Chiesa[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Il vento che soffiava forte a Torre del Greco in un giorno di dicembre del 1831 portava, insieme ai rintocchi lenti delle campane, una notizia grave: &lt;&lt;&egrave; morto il curato>>. Quelli che lo avevano conosciuto e amato gioivano tra le lacrime. La gente diceva &lt;&lt;<i>Beato a isso!</i> Beato Lui!>>. Se da un lato, infatti, erano addolorati per la grande perdita, dall&rsquo;altro si consolavano nella certezza che il loro buon parroco gi&agrave; godesse della Grazia del Signore. Sebbene per la Chiesa sia ancora soltanto (si fa per dire) un Beato, per il popolo torrese Don Vincenzo Domenico Michele Romano &egrave; da sempre un Santo. Fin dal giorno in cui celebr&ograve; la sua prima messa, nel lontano giugno del 1775, la gente del suo paese lo ha sempre onorato con grande fervore. Stando a quanto riferiscono alcune fonti, pare che una monaca di casa presso la parrocchia di Santa Croce abbia detto in quel giorno: &lt;&lt; Non c&rsquo;&egrave; prete qua pi&ugrave; santo di questo che &egrave; uscito a dir Messa>>. E a distanza di secoli, la venerazione per la vita e le opere del Beato Vincenzo Romano non si &egrave; affatto affievolita nel suo paese natale. Una delle particolarit&agrave; di questo sacerdote risiede proprio nel fatto che tutte le fasi pi&ugrave; importanti della sua opera cristiana si siano svolte unicamente a Torre del Greco. Ancora oggi, percorrendo le suggestive stradine del centro storico, &egrave; possibile compiere un singolare pellegrinaggio urbano sulle orme del nostro Beato. Qui, ogni angolo &egrave; legato a un ricordo. Per queste stesse stradine, infatti, in veste di missionario, il buon parroco camminava ogni giorno per portare al prossimo il conforto della sua predicazione, l&rsquo;aiuto sincero della sua carit&agrave;, l&rsquo;opera generosa e modesta del suo essere vero servitore di Cristo. Un&rsquo;opera che prendeva forma nei suoi gesti, cos&igrave; come nella sua parola. Tralasciando infatti gli aspetti pi&ugrave; popolari della venerazione di Don Vincenzo Romano, ovvero i racconti che lo vedono protagonista come mistico, basta una lettura ai suoi scritti per cogliere l&rsquo;essenza del suo spirito ardente di fede. Scritti &ldquo;Sull&rsquo;Eucarestia&rdquo;, sul &ldquo;Modo pratico per aiutare il popolo&rdquo;, sulle &ldquo;Meditazioni per la Nativit&agrave;&rdquo; ed altri ancora. Ma lo scritto che forse pi&ugrave; di tutti esprime la semplicit&agrave; del suo animo &egrave; quello su &ldquo;Il Santissimo Rosario di Maria Vergine, canale di grazie&rdquo;, in cui, con parole schiette e genuine, il buon padre illustra ai suoi fedeli il modo di pregare la Madonna, dicendo a loro: &lt;&lt;Prima di cominciare il Rosario, ciascuno si fermi un po&rsquo;, entri in se stesso: faccia un atto riflesso di volerlo recitare col pensiero della mente e cogli occhi della fede&hellip;>>. Parole che richiamano alla mente quelle di San Bernardo: &lt;&lt;La preghiera &egrave; del cuore, non delle labbra&hellip;>>, che a loro volta ripercorrono il sentiero del Vangelo: &lt;&lt; I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verit&agrave;>> (Giovanni 4, 23). Ci&ograve; dimostra che non v&rsquo;&egrave; alcun pensiero genuinamente cristiano che non risalga a Cristo.</span></span></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il mio amico Sinesio di Cirene</title>
		<link>http://cittadelmonte.info/2008/07/29/il-mio-amico-sinesio-di-cirene/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 02:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Giustiniano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra i maschi della nostra redazione serpeggia ultimamente una forte preoccupazione. Anzi, a dire il vero, per taluni si tratta di un vero e proprio timore: quello di perdere i capelli. Poich&#233; chi scrive ha superato da tempo tali preoccupazioni, raggiungendo una piena fierezza del proprio cranio pressoch&#233; spoglio, avendo potuto constatare, diciamo cos&#236;, &#8220;sul campo&#8221; la veridicit&#224; di certe voci in merito alla virilit&#224; dei calvi, ho ritenuto opportuno rincuorare amici e colleghi con una serie di elementi di[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify; "><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><input type="image" height="150" width="123" src="http://static.cittadelmonte.info/img/Platone_raffaello(2).jpg" align="left" />Tra i maschi della nostra redazione serpeggia ultimamente una forte preoccupazione. Anzi, a dire il vero, per taluni si tratta di un vero e proprio timore: quello di perdere i capelli. Poich&eacute; chi scrive ha superato da tempo tali preoccupazioni, raggiungendo una piena fierezza del proprio cranio pressoch&eacute; spoglio, avendo potuto constatare, diciamo cos&igrave;, &ldquo;sul campo&rdquo; la veridicit&agrave; di certe voci in merito alla virilit&agrave; dei calvi, ho ritenuto opportuno rincuorare amici e colleghi con una serie di elementi di indiscusso valore. Dal momento che questo spazio &egrave; dedicato alla saggezza popolare, partir&ograve; proprio da un proverbio napoletano le cui asserzioni sono difficilmente confutabili: &ldquo;Chi s&rsquo;annammora d&rsquo;e capille e d&rsquo;e di&eacute;nte s&rsquo;annammora &lsquo;e niente&rdquo; (trad. <i>Chi s&rsquo;innamora dei capelli e dei denti s&rsquo;innamora del nulla</i>). Questa pillola di saggezza partenopea ci ricorda la caducit&agrave; di certi elementi di bellezza. Capelli e denti, prima o poi, vengono meno. Un fascino basato prevalentemente su uno di questi due elementi &egrave; destinato per natura a scomparire inesorabilmente. Senza star qui a ripetere che anche Socrate e Platone erano calvi, cos&igrave; come almeno stempiati furono gli altri maggiori pensatori della storia, riporteremo uno stralcio dell&rsquo;<i>Elogio della calvizie</i>, opera di un filosofo neoplatonico del IV secolo d.C., che risponde al nome di Sinesio. Pagano convertito al cristianesimo e successivamente divenuto anche Vescovo, nell&rsquo;anno di Grazia 396 Sinesio scriveva che &lt;&lt; <i>se &egrave; vero, com&rsquo;&egrave; vero, &nbsp;</i><i><span style="color: black">che l&rsquo;uomo &egrave; fra tutte le creature la pi&ugrave; divina, fra gli uomini che hanno avuto la fortuna di perdere i capelli, l&rsquo;individuo completamente calvo &egrave; in assoluto l&rsquo;essere pi&ugrave; divino sulla terra</span></i><span style="color: black"> >>. Una fronte ampia e liscia &egrave; segno di saggezza, bont&agrave; e ottima salute. Non era un caso che lo stesso dio della medicina, Asclepio, fosse raffigurato sempre calvo. E facciamo un&nbsp;volo pindarico per arrivare a lui, il maschio d&rsquo;Italia, il Duce fondatore dell&rsquo;Impero. Simbolo dell&rsquo;italica virilit&agrave;, anche Mussolini va annoverato tra i grandi pelati del passato, se non altro per le sue innumerevoli avventure amorose che confermano la regola alla quale intendiamo dare ampia fede in queste pagine. </span></span></span></p>
<div style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-bottom: 10pt; margin-left: 0cm; text-align: justify; "><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="color: black">Miei cari collaboratori ipotricotici, dunque, non rattristatevi ogni volta che vi ritrovate tra le mani l&rsquo;ennesimo capello morto. Gioite e rallegratevi, poich&eacute; godrete dei piacere di Venere per lunghi, lunghissimi anni e la saggezza vi sar&agrave; compagna per la vita. </span></span></span></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt"><span style="color: black"><input type="image" height="460" width="312" src="http://static.cittadelmonte.info/img/socrate(1).jpg" align="absMiddle" /></span></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 10pt">&nbsp;</div>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
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		<title>Scongiuro d’autore</title>
		<link>http://cittadelmonte.info/2008/06/26/scongiuro-di-autore/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jun 2008 21:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Caccavale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggezza popolare]]></category>
		<category><![CDATA[incontri vesuviani]]></category>
		<category><![CDATA[Mimmo Grasso]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Acampa]]></category>
		<category><![CDATA[recitato]]></category>
		<category><![CDATA[Veh suis]]></category>
		<category><![CDATA[Vesuviano]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;Il poeta Mimmo Grasso , in occasione della kermesse culturale Incontri Vesuviani 2008 ideata da Paola Acampa, ha composto per i lettori e gli amici di Citt&#224; del Monte uno scongiuro dal titolo &#8220;Veh suis&#8221;. Stando all&#8217;idea dell&#8217;autore, dopo aver recitato lo scongiuro, bisogna girare tre volte intorno alla dimora Fiume di Pietra, che sorge in via Osservatorio Vesuviano, 22, camminando all&#8217;indietro con dei lapilli in tasca. Ecco il testo integrale dello scongiuro: &#160; Veh suis &#160; Viator Veni Vide[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;<span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Il poeta Mimmo Grasso , in occasione della kermesse culturale Incontri Vesuviani 2008 ideata da Paola Acampa, ha composto per i lettori e gli amici di Citt&agrave; del Monte uno scongiuro dal titolo &ldquo;Veh suis&rdquo;. Stando all&rsquo;idea dell&rsquo;autore, dopo aver recitato lo scongiuro, bisogna girare tre volte intorno alla dimora Fiume di Pietra, che sorge in via Osservatorio Vesuviano, 22, camminando all&rsquo;indietro con dei lapilli in tasca. </span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Ecco il testo integrale dello scongiuro:</span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o>&nbsp;</o></span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><b style=""><span lang="IT">Veh suis</span></b></span></span><b style=""><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></b></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT" style="font-size: 12pt;"><o><span style="font-size: small;">&nbsp;</span></o></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span lang="IT" style="font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Viator Veni Vide Varias Vicessitudines Volubiles Vitae Vanitates</span></span></p>
</span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Vetustissimus Venustissimus Vixi Vesuvius Virentissimus Vernantisimus</span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Valdissimis Viris Vero Vindice Videntis Voluntate</span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Viscera Vomui Vulcanica Virulenta Voraginosa</span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Voracissimus Valde Velociter Viros Voravi</span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Vineta Vireta Vicinos Vicos Villas Vastavi</span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Vellem Videns Vindictam Vitares</span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Ventris Veneris Vacuis Voluptatibus</span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o></o></span></p>
<p align="center" style="text-align: center;" class="MsoNormal"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">Verum Voluptatis Vitam Verendo Venerando</span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"> <o></o></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><o>&nbsp;</o></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><span lang="IT">A chi fosse interessato, dunque, non basta far altro che stampare questa pagina e contattare la dimora Fiume di Pietra (info 081.7397046) per prenotare &ldquo;tre giri a ritroso&rdquo;.&nbsp;</span></span></span><span lang="IT" style="font-size: 12pt; font-family: Arial;"><span style=""> </span><o></o></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Nel sogno si desta il desiderio e si addormenta la coscienza</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 13:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariangela Cuorvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggezza popolare]]></category>
		<category><![CDATA[comuni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La speranza &#232; un sogno ad occhi aperti&#8221; scriveva Aristotele. Dall&#8217;antica Grecia ad oggi, a quanto pare, la concezione dei sogni non &#232; molto mutata. Infatti, la saggezza popolare ci ha sempre insegnato che i sogni sono desideri, tanto che, nel linguaggio comune, per indicare un avvenimento desiderato si usa spesso dire &#8221;sarebbe un sogno&#8221; oppure si usa il termine sogno come sinonimo di favola, di esperienza positiva. Come se il sognare avesse solo una connotazione positiva e come se[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">&ldquo;La speranza &egrave; un sogno ad occhi aperti&rdquo; scriveva Aristotele. Dall&rsquo;antica Grecia ad oggi, a quanto pare, la concezione dei sogni non &egrave; molto mutata. Infatti, la saggezza popolare ci ha sempre insegnato che i sogni sono desideri, tanto che, nel linguaggio comune, per indicare un avvenimento desiderato si usa spesso dire &rdquo;sarebbe un sogno&rdquo; oppure si usa il termine sogno come sinonimo di favola, di esperienza positiva. Come se il sognare avesse solo una connotazione positiva e come se gli incubi, che tanto di frequente riempiono le nostri notti, non esistessero. Anche quando fantastichiamo, proiettandoci con la mente in situazioni piacevoli, si dice che &ldquo;sogniamo ad occhi aperti&rdquo;. E&rsquo; proprio il caso di dire che la saggezza popolare ci insegna molto pi&ugrave; di quanto noi crediamo. Infatti, il concetto di sogno come appagatore di desiderio &egrave; una delle basi della psicoanalisi. Il primo a parlarne &egrave; stato Sigmund Freud, il quale ritiene che il sogno &egrave; eliminazione, mediante soddisfacimento allucinatorio, di stimoli psichici derivanti dall&rsquo;inconscio che disturbano il sonno. Semplificando il concetto,&nbsp;possiamo dire che,&nbsp;quando dormiamo, desideri inconsci agiscono su di noi disturbando il nostro sonno e l&rsquo;unico metodo che tutti noi utilizziamo per preservare il nostro riposo &egrave; quello di trasformare questi desideri in sogni, in modo che, almeno tramite allucinazione, siano soddisfatti. La principale funzione del sogno &egrave; quindi quella di essere custode del sonno. Ma non addentriamoci oltre in&nbsp;una materia cos&igrave; vasta quale la psicoanalisi. Dobbiamo solo sottolineare come, ancora una volta, se ci soffermassimo con pi&ugrave; attenzione sui luoghi comuni e sui detti popolari, scopriremmo che c&rsquo;&egrave; molto da imparare.</span></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Oltre il valore del denaro</title>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 23:44:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Giustiniano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggezza popolare]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Un antico canto goliardico, composto in Germania e diffuso in tutta Europa fin dal medioevo, inizia con la frase &#60;&#60;Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus&#62;&#62; ( trad. Godiamo dunque, finch&#232; siamo giovani). Questa simpatica esortazione edonistica richiama facilmente alla mente le parole, non meno goliardiche, di una composizione carnascialesca di Lorenzo il Magnifico: &#60;&#60;quant&#8217;&#232; bella Giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia, del doman non v&#8217;&#232; certezza&#62;&#62;. Godere la vita giorno per giorno senza preoccuparsi del futuro,[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-justify: inter-ideograph; margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify"><span style="font-family: Arial"><span><span><span><span><span><span style="font-size: small"><span><span><span><span><span style="line-height: 115%">Un antico canto goliardico, composto in Germania e diffuso in tutta Europa fin dal medioevo, inizia con la frase <i style="mso-bidi-font-style: normal">&lt;&lt;Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus&gt;&gt;</i> ( trad. <i style="mso-bidi-font-style: normal">Godiamo dunque, finch&egrave; siamo giovani</i>). Questa simpatica esortazione edonistica richiama facilmente alla mente le parole, non meno goliardiche, di una composizione carnascialesca di Lorenzo il Magnifico: <i style="mso-bidi-font-style: normal">&lt;&lt;quant&rsquo;&egrave; bella Giovinezza che si fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia, del doman non v&rsquo;&egrave; certezza&gt;&gt;</i>. Godere la vita giorno per giorno senza preoccuparsi del futuro, gustare i frutti della giovinezza finch&eacute; si &egrave; in tempo, godere per vivere e vivere per godere, poich&eacute; ci&ograve; che si ha potrebbe essere perduto da un momento all&rsquo;altro, dall&rsquo;oggi al domani, e non si pu&ograve; essere certi nemmeno della vita stessa, anche quando si &egrave; giovani. Tutti temi che ricorrono nella letteratura e nei modi di dire popolari e non, fin dai tempi del celebre invito a cogliere l&rsquo;attimo fuggevole (&ldquo;Carpe diem&rdquo;) lanciato da Orazio nelle sue <i style="mso-bidi-font-style: normal">Odi</i>. Questa consapevolezza della caducit&agrave; del tempo e della vita &egrave; spesso prerogativa di chi ha perduto qualcosa di prezioso e si strugge di malinconia. Come ricorda un vecchio adagio napoletano, <i style="mso-bidi-font-style: normal">&lt;&lt;Mamme, denare e <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>giuvent&ugrave; se chiagneno quanno nun ce stanno cchi&ugrave;&gt;&gt; </i>(trad. <i style="mso-bidi-font-style: normal">La Mamma, i soldi e la giovent&ugrave; si rimpiangono quando non ci sono pi&ugrave;</i>). Parole sagge. Indubbiamente. Ma per quanto possano essere importanti i soldi nella vita, nella mia personalissima scala dei valori, non penserei nemmeno lontanamente a metterli sullo stesso piano della giovent&ugrave;. Figuriamoci della Mamma. </span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: "><o></o></span></p>]]></content:encoded>
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		<title>Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei giusti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2008 13:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Giustiniano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggezza popolare]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Quante volte, in occasione di un funerale o di un lutto in famiglia, abbiamo sentito ripetere dalle nostre madri e dalle nostre nonne &#60;&#60; sono sempre i migliori che se ne vanno &#62;&#62;. Luogo comune? Pu&#242; darsi. Di certo, per&#242;, nel corso dei miei (finora pochi) anni di vita, molte volte ho avuto occasione di riscontrare la validit&#224; di questo detto. E anche nell&#8217;immenso repertorio dei proverbi napoletani ho trovato un modo di dire che mi ha confermato questa[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: small;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;">Quante volte, in occasione di un funerale o di un lutto in famiglia, abbiamo sentito ripetere dalle nostre madri e dalle nostre nonne &lt;&lt; sono sempre i migliori che se ne vanno &gt;&gt;. Luogo comune? Pu&ograve; darsi. Di certo, per&ograve;, nel corso dei miei (finora pochi) anni di vita, molte volte ho avuto occasione di riscontrare la validit&agrave; di questo detto. E anche nell&rsquo;immenso repertorio dei proverbi napoletani ho trovato un modo di dire che mi ha confermato questa convinzione: &lt;&lt;Carna trista nun ne vo&rsquo; Cristo&gt;&gt;. Possiamo tradurre pi&ugrave; o meno letteralmente quest&rsquo;espressione dicendo &lt;&lt;la carne dei malvagi non &egrave; gradita a Cristo&gt;&gt;, il che vale a dire che le presone cattive sono dure a morire, poich&eacute; Dio non le chiama volentieri a S&eacute;. Lungi da me il voler offendere i centenari d&rsquo;Italia, faccio presente che esistono un&rsquo;infinit&agrave; di esempi (viventi e non) capaci di smentire questa affermazione. Ma quando viene a mancare una persona molto giovane o particolarmente buona, non posso fare a meno di chiedermi perch&eacute; siano sempre i migliori ad andarsene. Una pi&ugrave; attenta considerazione della legge di natura, per&ograve;, mi riporta immediatamente alla realt&agrave;: belli e brutti, buoni e cattivi, alti e bassi, grassi e magri, santi e miscredenti, tutti dobbiamo morire&hellip;fortunatamente. Quando a morire, per&ograve;, &egrave; la &ldquo;carna trista&rdquo;, nessuno se ne accorge, nessuno piange, se non per fare scena, nessuno ne soffre pi&ugrave; di tanto. Quando a morire, invece, &egrave; un giovane innocente o una persona degna d&rsquo;affetto, valida, onesta, in poche parole &ldquo;una brava persona&rdquo;, accusiamo il colpo, soffriamo per la mancanza e ne siamo dispiaciuti. Insomma, la scomparsa dei migliori si fa sentire. E&rsquo; proprio per questo motivo che abbiamo l&rsquo;impressione che siano solo i migliori ad andarsene. Ma si tratta soltanto di un&rsquo;impressione. A questo punto, dunque, pare smentito il citato proverbio napoletano. Invece, no. Subentra un&rsquo;altra chiave di lettura, che conferisce al detto un&rsquo;accezione pi&ugrave; metafisica e presuppone la fede per raggiungerne una piena comprensione. Se &egrave; vero che tutto, prima o poi, diventa cenere (e ripeto: &ldquo;fortunatamente&rdquo;), &egrave; anche vero che non tutti vanno in petto a Cristo. Quel posto, secondo il popolo partenopeo, &egrave; riservato alla &ldquo;carne buona&rdquo;.</span></p>
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">&nbsp;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span><font size="3"><o></o></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><o></o></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-family: Arial;"><o></o></span></p>
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: small;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><o></o></p>
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;">&nbsp;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><em>Ad Antonio Cammardella</em></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%; text-align: justify;"><em><span><font size="3"><o></o></font></span></em></p>]]></content:encoded>
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		<title>Attenzione agli eccessi</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 17:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Giustiniano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggezza popolare]]></category>
		<category><![CDATA[napoletana]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[saggezza]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160;La scorsa volta abbiamo analizzato un caso in cui saggezza popolare napoletana e saggezza degli antichi romani concordavano. Stavolta, invece, dimostreremo che motti e proverbi partoriti da queste due culture possono remare in senso opposto. Anzi, in questo caso, il volgo partenopeo interviene a porre un salvifico freno ai pericoli generati dagli eccessi dei latini. Erano proprio loro, infatti, a ripetere sovente il detto “melius abundare quam deficere”, che può essere liberamente tradotto in italiano come “meglio in più che[.....]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
&nbsp;<span style="font-size: small"><span>La scorsa volta abbiamo analizzato un caso in cui saggezza popolare napoletana e saggezza degli antichi romani concordavano. Stavolta, invece, dimostreremo che motti e proverbi partoriti da queste due culture possono remare in senso opposto. Anzi, in questo caso, il volgo partenopeo interviene a porre un salvifico freno ai pericoli generati dagli eccessi dei latini. Erano proprio loro, infatti, a ripetere sovente il detto <em>“melius abundare quam deficere”</em>, che può essere liberamente tradotto in italiano come <em>“meglio in più che in meno”</em>. Ma la prudenza della gente di strada, abituata a pagare lo scotto di certi eccessi, ha generato a Napoli un proverbio che supera in acume il precedente: <em>“O supié</em>r<em>chio rompe ’o cupiérchio”</em>. Frase che, tradotta letteralmente in italiano, suona così: <em>“Quello che è in più spacca il coperchio”.</em> Ma è indubbiamente più opportuno accostare questa pillola di saggezza ad un celebre modo di dire che ne rappresenta il corrispettivo nella lingua italiana: <em>“il troppo storpia”</em>.<span style="font-family: Arial">Passano gli anni, dunque, ma la saggezza, invece di affievolire, si perfeziona. A volte.</span></span></span>

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		<title>Elogio della costanza</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 23:05:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Giustiniano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Saggezza popolare]]></category>
		<category><![CDATA[saggezza]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Percorrendo a ritroso il cammino tracciato nei secoli dalla saggezza popolare, è interessante scoprire come questa sia capace di mutare le proprie forme di espressione, pur conservando intatti alcuni concetti di fondo. Ce ne dà un esempio il proverbio napoletano “dicette ‘o pappice vicino a noce: damme tiempo ca te spertoso”, che tradotto in italiano suona pressappoco così: “disse il tarlo alla noce: riuscirò a perforarti…è solo questione di tempo”. Lo stesso elogio della caparbietà e della tenacia, che[.....]]]></description>
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&nbsp;

Percorrendo a ritroso il cammino tracciato nei secoli dalla saggezza popolare, è interessante scoprire come questa sia capace di mutare le proprie forme di espressione, pur conservando intatti alcuni concetti di fondo. Ce ne dà un esempio il proverbio napoletano <em>“dicette ‘o pappice vicino a noce: damme tiempo ca te spertoso”</em>, che tradotto in italiano suona pressappoco così: “disse il tarlo alla noce: riuscirò a perforarti…è solo questione di tempo”. Lo stesso elogio della caparbietà e della tenacia, che alla fine vengono premiate, si ritrova nel celebre proverbio latino <em>“gutta cavat lapidem”</em> (la goccia scava la pietra, ndt). Sia per gli antichi romani che per i vecchi napoletani, un lavoro lento, ma costante e ininterrotto, raggiunge sempre il proprio scopo.

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